Nel mondo della moda online, Closette si distingue grazie alla visione di Federica Micoli. La sua idea va oltre il semplice e-commerce. Ogni capo di abbigliamento, infatti, racconta una storia, riflettendo originalità e personalità. Imprenditrice, Digital Strategist, Art Director e autrice, Federica si è fatta strada sui social grazie alla sua capacità di unire creatività e strategia, costruendo un’identità autentica che parla direttamente alla community.
Negli anni, ha costruito – per l’appunto – una community di decine di migliaia di persone, trasformando ogni contenuto in uno strumento di dialogo diretto con il pubblico. In questa intervista, Federica Micoli ci ha raccontato di più sulla sua vita privata, Closette e la sua carriera.
Chi è Federica Micoli, imprenditrice, Digital Strategist e Art Director
Federica Micoli si è laureata in Lingue e Civiltà Orientali, con una tesi sperimentale a Tokyo. Ha anche un Master in Marketing e Comunicazione della Moda e dei Beni di Lusso. Ha lavorato come Export Manager in due aziende di moda, ma è anche imprenditrice, Digital Strategist, Art Director, autrice e Social Media Strategist.
Della sua vita privata, non si sa molto perché – come ci dice lei stessa – “chi mi conosce sa che sono piuttosto gelosa della mia vita privata”. Ci racconta, però, di essere sposata da dodici anni e che “sui social mio marito, praticamente, non esiste”. Si tratta di una decisione presa di comune accordo.
Con noi vive anche una cagnolina adottata da un’associazione siciliana. È arrivata con una lista infinita di problemi di salute, ma è un piccolo concentrato di carattere e dolcezza.
Dopo un primo cagnolino, della sua famiglia ora, infatti, fa parte una cagnolina. Inoltre, Federica ama leggere, viaggiare – ha vissuto persino in Giappone e in Russia – ed è una divoratrice seriale di serie TV.
Ne guardo tantissime, ma se devo scegliere due titoli che metterei sempre in cima: Sons of Anarchy e Shameless.
Con la musica, invece, si dice “parecchio trasversale”: “Posso passare da Battisti agli Anathema, da Achille Lauro ai Negramaro o a Jamiroquai, senza farmi domande”. Ovviamente, poi c’è la sua più grande e inesauribile passione: la moda.
La moda mi accompagna da sempre, qualunque cosa stia ascoltando o guardando.
Il filo rosso tra lingue orientali, digitale e moda
Il percorso professionale di Federica Micoli attraversa mondi che, a prima vista, sembrano lontanissimi tra loro: lingue orientali, digitale e moda. Eppure – come ci racconta – esiste un filo rosso che li tiene insieme.
La moda c’è sempre stata, molto prima del digitale. Da bambina avevo un quadernone ad anelli in cui incollavo ritagli di sfilate, editoriali e look che mi colpivano. Le altre uscivano il sabato sera, io restavo a casa a guardare ‘Donna sotto le stelle’, sfilata di moda a Trinità dei Monti a Roma. Una cosa molto anni Novanta che, oggi, non si ricorda più nessuno, ma che per me era il massimo.
È da quella passione precoce, che nasce la scelta delle lingue orientali. “Quando è arrivato il momento di scegliere cosa studiare, il Giappone era nel pieno del suo momento d’oro nella moda. Gli stilisti giapponesi stavano cambiando linguaggi, proporzioni e approcci e, per me, quel mondo aveva un’attrattiva enorme. Nella mia testa era semplice: volevo lavorare nella moda, viaggiare, capire come funzionava davvero quel settore, quindi dovevo imparare le lingue”.
Dopo la laurea, la traiettoria si è allargata e ha preso forma. Federica si è laureata – come detto – in Lingue e Civiltà Orientali, facendo un Master in Marketing e Comunicazione. Così, è entrata in un’azienda di moda e, con il tempo, vari tasselli si sono composti.
È stato il periodo in cui il digitale stava iniziando a trasformare tutto. Io, da brava curiosa, mi sono infilata subito in quel cambiamento, iniziando a formarmi sul Web Marketing parallelamente al lavoro. E, a un certo punto, le cose si sono incastrate in modo naturale, unendo background culturale, moda e digitale in un’unica direzione.
La nascita di Closette
Nel 2014, Federica ha deciso di avviare il blog Closette, sito ormai da oltre 3 milioni di click. Su Instagram, invece, i follower sono circa 30.800. Sul sito, sono presenti abbigliamento, scarpe, borse, cinture, gioielli, beauty e altro di diversi brand. Closette ha, infatti, collaborato con marchi come Sole Calmo, Laura Baresi, L’Orangerie Organics, Moods Milano, Zhelda, Maglò e altri.
Collezioni in esclusiva e limited edition.
Sul suo sito, racconta di avercela fatta davvero a trasformare la sua passione per la moda in un lavoro. Tutto questo lavorando anche con i social, grazie ai quali ha conosciuto molte persone che hanno iniziato a fidarsi dei suoi consigli.
Closette è la risposta alle tante occasioni in cui ho sentito un ritornello che, praticamente, chiunque ha pronunciato almeno una volta nella vita: ‘Ho l’armadio pieno, ma non ho niente da mettermi’. Ecco… tra quelle persone c’ero anche io. Per diverso tempo, ho usato lo shopping come rimedio anti-stress: compravo compulsivamente, senza fermarmi a riflettere sull’impatto ambientale, sui pericoli del fast fashion, sui soldi che andavano in fumo.
Da una nuova consapevolezza, è nato un nuovo approccio: comprare meno e cose di qualità. “Investendo su abiti e accessori pensati per durare più di una stagione, ho costruito un archivio cui attingere per creare sempre nuovi look, con prodotti ricercati realizzati da brand piccoli e che, soprattutto, mi permettessero di non ricorrere continuamente a nuovi acquisti per indossare qualcosa di diverso”. Closette dà ispirazione per lo shopping e pezzi unici, così come consigli per dare nuova vita a ciò che già si possiede nell’armadio.
Dal lavoro tradizionale al digitale: un cambiamento graduale, non una svolta improvvisa
Il percorso di Federica Micoli verso il digitale non nasce da una decisione drastica, ma da una serie di piccoli passaggi che, messi insieme, hanno ridisegnato il suo modo di lavorare. Come racconta lei stessa, non c’è stato un istante illuminante o una scelta improvvisa.
È successo in modo graduale. Quando il digitale ha iniziato a farsi spazio nel lavoro, mi sono resa conto che non sarebbe stato un fenomeno passeggero. E, invece di viverlo come qualcosa che sconvolgeva le abitudini, mi ha subito incuriosita. Io ho bisogno che il mio lavoro mi interessi davvero e quel mondo nuovo mi prendeva sempre di più.
Quella curiosità, quasi più forte della necessità, ha funzionato come bussola. È stato solo con il tempo, guardandosi indietro, che ha realizzato ciò che stava accadendo.
Senza grandi decisioni formali, mi sono ritrovata a integrarlo nelle mie giornate. A un certo punto, ho capito che era diventato il mio posto naturale, semplicemente perché mi ci sentivo bene.
Eppure, se la transizione verso il digitale è stata spontanea, il vero spartiacque della sua carriera ha avuto tutt’altra natura.
Il momento chiave c’è stato: quando mi sono licenziata dal mio lavoro di Export Manager in un’azienda di moda. Non è stata una scelta ‘romantica’, è arrivata dopo una serie di situazioni che mi hanno portata a fare quel passo. Da lì è cambiato tutto, perché sono passata da dipendente a libera professionista e ho dovuto ripensare completamente il mio percorso. È stato il vero punto di svolta.
Il passaggio verso l’imprenditoria, però, non è stato immediato né lineare. “Il passaggio non è stato diretto perché, tra il ruolo di Export Manager e l’imprenditoria, c’è stata una fase in cui ho lavorato come influencer, quando ancora il termine non era davvero in uso. Creavo contenuti per i brand con un approccio molto ‘aziendale’, perché arrivavo da quel mondo e perché avevo già studiato Marketing e Comunicazione”. Quell’esperienza – ci racconta – le ha dato un contatto diretto con le dinamiche digitali, permettendole di capire il mondo digitale in modo pratico. Le difficoltà, però, non sono mancate.
La difficoltà più grande non è stata tanto il lavoro in sé, quanto l’adattamento a un modo completamente diverso di stare nel mondo professionale. In azienda hai una struttura intorno, colleghi con cui confrontarti, figure senior da cui imparare. Quando passi alla libera professione, quella rete sparisce di colpo e devi costruirti un metodo che prima non ti era richiesto.
L’ingresso nell’imprenditoria aggiunge poi un ulteriore livello di complessità: “All’inizio, non è immediato lavorare davvero da soli, decidere da soli, reggere le critiche e capire cosa tenere e cosa lasciare andare. E, quando diventi imprenditrice, si aggiunge un altro livello, perché non lavori più solo per te stessa, ma per un progetto che coinvolge altre persone. Quella responsabilità ti cambia, ti fa crescere e, nel mio caso, è stato il passaggio più impegnativo, ma anche quello che mi ha dato più consapevolezza”.
La sfida più grande: restare aggiornati senza farsi travolgere
Nel digitale, la vera difficoltà non è solo capire cosa sta cambiando, ma imparare a farlo alla stessa velocità con cui il cambiamento arriva. Una sfida che – come racconta – accompagna ogni giorno chi lavora in questo settore.
La sfida più grande è tenere il passo con la velocità del digitale. Cambia tutto così rapidamente che, se non stai attenta, ti ritrovi a inseguire. Il punto difficile è restare aggiornata senza farsi travolgere, scegliere cosa conta davvero e cosa può tranquillamente scorrere via. È un equilibrio continuo.
Ed è proprio osservando questa velocità che, negli anni, ha visto nascere e sparire un numero impressionante di trend. Ma – sottolinea – ciò che resta davvero non ha nulla a che fare con le mode momentanee.
I trend vanno e vengono e, infatti, ne ho visti passare una quantità imbarazzante. Quelli che restano davvero non sono mai le mode del momento, ma i comportamenti. Per esempio, resta tutto ciò che semplifica la vita alle persone, tutto ciò che permette di informarsi più velocemente e tutto ciò che rende i contenuti più immediati da fruire. La forma cambia in continuazione, ma la sostanza è sempre la stessa.
In un ecosistema in cui l’attenzione è contesa da migliaia di stimoli, il nodo centrale diventa allora un altro: distinguersi. “Le persone vogliono orientarsi in mezzo alla bulimia di contenuti e cercano contenuti utili, chiari e creatori capaci di tenere un posizionamento coerente. Questo, più di qualsiasi trend, è ciò che dura nel tempo”. Ma come si costruisce davvero un posizionamento forte, quando il rumore è ovunque? La risposta, paradossalmente, non sta nella tecnologia, ma nella chiarezza.
Un posizionamento forte nasce da tre cose molto semplici, ma che richiedono costanza mentale più che tecnica. Primo, sapere esattamente di cosa vuoi parlare e perché. Se tocchi tutto e il contrario di tutto, le persone non capiscono cosa aspettarsi da te.
Il secondo elemento è lo sguardo, “scegliere un approccio riconoscibile. Non parlo di ‘trovare una frase simbolo’, ma di avere un modo tuo di leggere ciò che succede nel digitale. È questo che ti distingue davvero”. Il terzo pilastro, forse il più trascurato, è la selezione: “Nella bulimia di contenuti, non vince chi pubblica di più, ma chi pubblica cose che hanno un senso, con un punto di vista chiaro. La riconoscibilità nasce dall’insieme: temi scelti bene, ritmo sostenibile, tono autentico. Se questi tre elementi si tengono, il posizionamento diventa solido quasi da solo”.
Nell’era dei social in evoluzione, ecco cosa non dovrebbe cambiare mai nella comunicazione digitale
In un contesto in cui piattaforme, linguaggi e algoritmi si trasformano di continuo, il rischio è quello di perdere la propria direzione inseguendo ogni cambiamento. Eppure, secondo Federica, esiste un elemento che non dovrebbe mai muoversi: la coerenza.
Le piattaforme si aggiornano, i formati si trasformano ma, se il tuo modo di raccontare le cose resta riconoscibile, le persone ti ritrovano sempre, indipendentemente dall’algoritmo del momento. Tutto il resto si può adattare, questo no.
Ed è proprio questa mancanza di coerenza il punto in cui molti brand inciampano quando cercano visibilità. La tentazione di cavalcare il trend del momento, infatti, può trasformarsi facilmente in un’illusione.
Inseguire il trend del momento senza chiedersi se abbia davvero senso per il brand. Si finisce per copiare la forma, non la sostanza. Un format che ‘funziona’, un contenuto che tutti stanno facendo… ma, senza un pensiero dietro, si perde identità ed è facile cadere nel ‘ridicolo’ ma, soprattutto, forzato. La visibilità c’è magari per un attimo, ma non costruisce niente. Un brand dovrebbe partire da ciò che vuole comunicare e poi scegliere i trend utili, non il contrario.
Accanto agli errori più diffusi, c’è poi un mito particolarmente radicato da sfatare: l’idea che il digitale renda tutto più facile. “È quella convinzione per cui basta avere un profilo attivo, qualche contenuto che gira bene, molte visualizzazioni nelle Stories o un numero alto di follower per vendere automaticamente, come se il lavoro potesse procedere col pilota automatico”. Una percezione distante dalla realtà quotidiana di chi nel digitale lavora davvero.
Il digitale non è una scorciatoia, ma un ambiente che richiede studio, scelte consapevoli e continui aggiustamenti. I numeri da soli non sostituiscono il posizionamento, la qualità del prodotto né una comunicazione fatta bene. Non è una strada più semplice delle altre, è semplicemente un modo diverso di lavorare, che chiede più attenzione di quanto si immagini.
Il punto, insomma, è uno soltanto: il digitale non è più semplice delle altre strade, ma è semplicemente diverso.
I social, i libri e Closette Consulting di Federica Micoli
Federica Micoli è presente su Instagram, dove conta 119mila follower in costante crescita. È un dato importante, soprattutto perché prende vita da un percorso che l’ha portata a conoscere sia le potenzialità che le insidie del mondo digitale. Sebbene per molti quello dell’influencer possa sembrare il lavoro dei sogni, non è così. Non basta, infatti, semplicemente creare contenuti, pubblicare giornalmente e seguire i trend del momento, ma è necessario rincorrere algoritmi che cambiano e, alla lunga, questo può trasformarsi in una vera dipendenza.
Nel 2020, quindi, è nata Closette Consulting per offrire consulenze e corsi in Web Marketing, con l’obiettivo di aiutare le persone a comunicare online senza esserne sopraffatte. Nello stesso anno, ha anche pubblicato il suo primo libro, È stata sfiga a prima vista e, nel 2023, Confessioni di un’influencer pentita, in cui racconta senza filtri l’altra faccia dei social e il percorso che l’ha portata a ripensare completamente il suo rapporto con il digitale.
Progetti, sogni e consigli per chi vuole crescere nel digitale
Ogni percorso professionale si costruisce passo dopo passo, tra sogni realizzati e obiettivi ancora da raggiungere. Nel caso di Federica Micoli, ad esempio, uno dei sogni nel cassetto è già diventato realtà.
Closette è un progetto che avevo in mente da tempo e che, finalmente, ha preso forma. Il passo successivo, quello a cui tengo di più adesso, è farlo crescere. Ampliando i brand, ampliando i prodotti e portandolo anche offline, con momenti in cui incontrare davvero la community e far vivere il progetto fuori dallo schermo.
Ma, accanto a questo, esiste un sogno più grande, custodito con pazienza in attesa del momento giusto: “C’è il sogno nel cassetto ‘più grande’, quello che resta lì in silenzio in attesa del momento giusto: trasformare tutto questo in una mia collezione. È un’idea che mi accompagna da sempre, ma non è il periodo storico adatto per darle forma. Quando sarà il momento, saprò riconoscerlo. Per ora mi concentro su far crescere Closette, che è già un pezzo importante di quel sogno”.
Guardando invece al consiglio che avrebbe voluto ricevere all’inizio della carriera, la risposta è semplice ma preziosa: “non rincorrere tutto”! Nel mondo online, soprattutto agli inizi, si ha spesso la sensazione di dover essere ovunque, dire tutto e cogliere ogni occasione, ma questo è il modo più rapido per perdersi.
Quello che direi oggi a chi vuole iniziare è questo: scegli una direzione e rendila tua. Lavora bene, senza fretta, senza paragonarti a chi è già avanti. Il digitale è rapido, ma i percorsi solidi non lo sono mai e, soprattutto, non pensare che le cose vadano avanti da sole.
La vera sfida – conclude – non è tanto partire, ma mantenere una rotta coerente nel tempo: “Nessun pilota automatico: serve esserci, capire cosa funziona e aggiustare il tiro. La parte difficile non è iniziare, è mantenere una rotta che abbia senso per ciò che vuoi costruire”.
Immagine del profilo foto credit account Instagram @federicamicoli e @closette.it
