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Andrea D’Ambrosio: il diritto diventa parte della conversazione digitale

Avvocato, divulgatore e osservatore attento della cultura digitale: Andrea D’Ambrosio, conosciuto su Instagram come @giurinsta, è una delle voci più interessanti quando si parla di diritto applicato al mondo della creatività e dell’innovazione.
Nel suo lavoro quotidiano affianca creativi, aziende e startup, aiutandoli a orientarsi tra privacy, reputazione, contratti e diritto digitale, con un approccio concreto e contemporaneo.

Noi di Influenxer abbiamo avuto l’occasione e il piacere di intervistarlo: Andrea racconta il ruolo dei social nella consapevolezza giuridica delle nuove generazioni, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla creatività e il futuro del suo progetto, che punta a rendere il diritto una risorsa utile e accessibile, non un ostacolo.

Chi è Andrea D’Ambrosio

Andrea D’Ambrosio è un avvocato specializzato in diritto della creatività e diritto digitale.
Si occupa di supportare creativi, aziende e startup nella gestione legale dei loro progetti, con particolare attenzione alle dinamiche online e ai nuovi scenari dell’innovazione.

Su Instagram è @giurinsta, dove fa divulgazione con uno stile chiaro, contemporaneo e ironico, raccontando come la legge si intrecci ogni giorno con social, contenuti e cultura digitale.

La nuova generazione e il valore della riservatezza

Per Andrea, i social sono uno strumento potentissimo per avvicinare le persone al diritto, soprattutto perché la legge non è più qualcosa di distante: è già presente nella vita quotidiana di chi vive online. E proprio osservando le nuove generazioni, nota un cambiamento sorprendente e significativo.

Se c’è una cosa che trovo affascinante da millennial è vedere i più giovani riappropriarsi di qualcosa che la mia generazione non aveva compreso appieno: la riservatezza.
Mentre noi millennial eravamo capaci di riempire i profili di centinaia di foto e storie – ogni selfie era un vero e proprio “deposito di identità” – oggi vedo ragazzi e ragazze con due, tre, una o nessuna foto. Non per disinteresse, ma per scelta consapevole.

Una riflessione che, nel suo sguardo professionale, si trasforma subito in una lettura giuridica: oggi l’esposizione digitale non è più percepita come innocua, e la consapevolezza del rischio sembra essere più forte rispetto al passato.

I più giovani non danno più per scontato che pubblico=gratis o pubblico=innocuo. Hanno intuito, spesso prima di noi (e prima della legge), che meno esposizione significa meno rischi legali, soprattutto su privacy, reputazione e uso dei dati personali.

Quando il diritto diventa uno strumento e non una minaccia

Uno dei punti più forti del suo approccio è proprio la capacità di rendere il diritto “utilizzabile”. Non una materia astratta o intimidatoria, ma un insieme di strumenti concreti per orientarsi nella complessità del digitale: i social per Andrea possono quindi rendere la consapevolezza giuridica qualcosa di naturale, non una nozione astratta. Mostrano come funziona davvero la legge nella vita digitale di tutti i giorni, senza paura ma con realismo.

In questo scenario, Andrea sottolinea quanto sia importante capire cosa sta cambiando e come dovrebbero cambiare le regole del gioco per entrambe le generazioni:

Da un lato, le nuove generazioni devono riuscire a fare un passo indietro e osservare le tecnologie – che per loro sono “normali” – nella loro interezza. Qui entra in gioco chi ha una memoria storica del digitale.
Dall’altro lato, però, le persone più adulte devono imparare a porsi le domande giuste.»

E la distanza culturale, spesso, si vede anche in piccoli esempi che raccontano un’intera epoca:

Penso a quante volte i legali si siano trovati a spiegare come funziona Twitch, la differenza tra repost e ripubblicazione o – peggio ancora – perché un “meme” fosse diffamatorio, a qualcuno che non conosce quel mezzo e quindi nemmeno la sua lingua digitale.

Creatività, intelligenza artificiale e nuove forme di autorialità

Il rapporto tra creatività e diritto, oggi, è entrato in una fase di trasformazione continua. Per Andrea non si tratta di un cambiamento futuro: è qualcosa che sta già accadendo, e lo dimostra la velocità con cui le nuove tecnologie stanno ridefinendo concetti storicamente stabili. Andrea D’Ambrosio riporta l’esempio dell’installazione Unsupervised di Refik Anadol al Museum of Modern Art: un’opera generata da dati, algoritmi e processi che mette in crisi la nostra idea tradizionale di autorità e controllo. È arte che vive di digitale, non semplicemente con il digitale.

L’intelligenza artificiale, infatti, non è solo uno strumento: è un nuovo modo di produrre creatività. E questo obbliga la legge a interrogarsi su temi fondamentali.

Questo ci offre una traccia molto concreta: legge e creatività digitale non sono due mondi separati.
L’intelligenza artificiale sta portando la creatività in territori dove prima esistevano confini netti: chi è l’autore? Chi decide? Chi risponde?

Di fronte a un’accelerazione così forte, il diritto si trova costretto a rincorrere la realtà in tempo reale, non più con i ritmi lenti del passato.

Nuove regole per nuovi scenari

Nel racconto di Andrea, ciò che emerge è un futuro fatto di scenari ibridi, dove la creatività umana e quella generata da macchine convivono e si sovrappongono. E dove anche i contratti, le responsabilità e i modelli di tutela devono adattarsi a un mondo in cui l’identità digitale è sempre più complessa.

Nei prossimi anni vedremo:
• regole che riconoscono forme ibride di creatività (in parte sta già accadendo);
• strutture legali chiamate a proteggere autori umani, ma anche forme di espressione generate da macchine;
• nuovi modelli contrattuali pensati per economie digitali;
• influencer virtuali che fanno causa per inadempimento contrattuale o che finiscono coinvolti in un nuovo “pandoro gate”.

Il suo obiettivo, però, non è solo spiegare la legge, ma rendere le persone capaci di usarla a proprio favore, in modo strategico.

Il futuro di Giurinsta: una community che previene i problemi

Guardando avanti, Andrea immagina @giurinsta come un progetto sempre più integrato nel mondo creativo, un punto di riferimento per chi lavora nel digitale e vuole farlo con consapevolezza.

Vedo Giurinsta come un progetto che evolve insieme alla cultura digitale: non un manuale statico, ma uno spazio in cui il diritto diventa parte della conversazione creativa, non un intralcio. Una community dove si parla di diritto reale applicato a casi reali, si demistifica la burocrazia, si costruisce consapevolezza prima che insorgano problemi legali e si impara che la legge non è un castigo, ma una guida pratica.

L’idea è quella di costruire una community capace di capire prima, prevenire e proteggersi, evitando di arrivare alla legge solo nel momento del problema, e anche se la divulgazione ha un tono ironico, la professionalità resta il cuore del progetto: un’ironia che non banalizza, ma rende accessibile.

Un diritto che parla la lingua del presente

In un mondo dove creatività, tecnologia e business si mescolano ogni giorno, Andrea D’Ambrosio porta un messaggio chiaro: il diritto non deve essere vissuto come un limite, ma come un alleato.
E @giurinsta non è solo un profilo informativo, ma un vero spazio culturale dove imparare a proteggere idee, progetti e identità digitali.

Giurinsta non sarà solo “un profilo che spiega diritto”, ma una risorsa attiva per chi crea, innova e scala progetti, e vuole farlo in modo solido, consapevole e senza sorprese.

Immagine del profilo foto credit account Instagram @giurinsta

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