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Instagram e Facebook rimuovono i post che offrono pillole abortive

Instagram e Facebook hanno iniziato a rimuovere prontamente i post, pubblicati da account americani, che offrono pillole abortive alle donne che potrebbero avere difficoltà a interrompere una gravidanza a causa del recente pronunciamento sulla Corte Suprema che ha messo fine alle garanzie costituzionali per l’aborto che erano in vigore da quasi 50 anni.

250mila menzioni ad aziende farmaceutiche

Secondo l’Huffington Post solo nella giornata di domenica sui due social principali del gruppo Meta si sono registrate 250mila menzioni ad aziende farmaceutiche che permettono alle donne di abortire. 

Una richiesta massiccia che non è prevista dalla policy di Meta. Su Instagram e Facebook è vietata la vendita di pistole, alcol, droghe e prodotti farmaceutici come la pillola abortiva.

La decisione della Corte Suprema

La decisione della Corte Suprema è stata presa con una maggioranza di 6 contro 3 nel caso “Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization”, in cui i giudici hanno confermato la legge del Mississippi che proibisce l’interruzione di gravidanza dopo 15 settimane.

A fare ricorso era stata l’unica clinica rimasta nello Stato ad offrire l’aborto. “L’aborto presenta una profonda questione morale. La costituzione non proibisce ai cittadini di ciascuno stato di regolare o proibire l’aborto”, sostengono i giudici.

Il vuoto legislativo che si è creato in questi giorni è diventato un’opportunità per le aziende che attraverso comunicati stampa hanno già fatto sapere di assistere le proprie dipendenti che scelgono di abortire.

JPMorgan e il sostegno alle sue dipendenti

JPMorgan ha detto che si farà carico delle spese di viaggio sostenute dalle dipendenti per ottenere l’aborto a partire dall’1 luglio.

Le spese saranno pagate per i dipendenti costretti a spostarsi in un altro Stato per un’interruzione di gravidanza. Il piano di J. P. Morgan Chase prevede che la banca pagherà per i dipendenti che debbano viaggiare oltre 75 chilometri da casa.

Uber e la protezione legale

Uber ha garantito protezione legale ai suoi autisti che trasportino fuori dallo stato in cui vivono donne che vogliono abortire.

Le dichiarazioni di Apple

“Sosteniamo il diritto dei nostri dipendenti a decidere liberamente sulla loro salute riproduttiva”, afferma Apple. “Da oltre un decennio, la nostra assicurazione consente ai nostri dipendenti di viaggiare fuori dallo Stato per ricevere cure mediche che non sono disponibili nel loro Stato di residenza”, ha detto un portavoce della società della Mela a Cnbc.

Patagonia

Anche l’azienda Patagonia si è impegnata a pagare alle sue dipendenti viaggio, alloggio e procedure nel caso debbano recarsi in un altro Stato per sottoporsi ad un aborto dopo la storica sentenza della Corte Suprema americana, come riporta Bloomberg.

L’azienda Usa ha anche assicurato che pagherà la cauzione a tutti i suoi dipendenti che dovessero essere arrestati protestando pacificamente per l’aborto.

Amazon

Amazon mette a disposizione fino a 4.000 dollari per spese di viaggio ai dipendenti che abbiano bisogno di cure mediche, aborto compreso.

Meta

Anche Meta, impegnata in queste ore ad arginare la vendita illegale delle pillole abortive sui propri canali, ha già predisposto un rimborso spese per le dipendenti che dovranno spostarsi per abortire.

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