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Social + AI: come affrontare la nuova FOMO

Da anni si parla di FOMO (Fear Of Missing Out, paura di perdersi qualcosa), prima come fenomeno legato in generale alla velocità di Internet e poi di FOMO più specificamente legata ai nuovi contenuti pubblicati H24 sui social media. Negli ultimi due anni è arrivata una nuova peculiare forma di FOMO: quella legata all’universo AI. Nuovi tool, nuove funzionalità, nuove prospettive e nuovi rischi. È una realtà con cui dovremo abituarci a convivere, senza però lasciarci travolgere. Ecco qualche consiglio per gestire l’hype legata ad ogni annuncio e ad ogni novità.

Il 2025 delle piattaforme social: FOMO e updates continui

Iniziamo dal mondo social. Il 2025 è stato un anno davvero intenso, per gli utenti di tutte le piattaforme più popolari. Prendiamo ad esempio TikTok. Dopo oltre un anno e mezzo di leggi, rinvii, indiscrezioni e trattative, finalmente il deal che tutti aspettano (non solo negli USA) per scongiurare il ban del social cinese in America, sembra essere definitivo e pronto a produrre i suoi effetti, con l’acquisizione del ramo americano della piattaforma da parte di una cordata di imprenditori ed investitori americani.

I numeri monstre del giro d’affari legato a TikTok, senza dimenticare il livello di engagement dei suoi utenti, le decine di nuove tendenze, revival e fenomeni culturali che questo social ha lanciato – da #BookTok ad #OldMoney – rendono bene il senso dell’importanza di questa piattaforma nel mondo contemporaneo. Se quindi hai avuto più di un momento d’ansia legato al rischio di ban di TikTok negli USA, puoi tirare un sospiro di sollievo: non sei il solo.

Con la fine del 2025 e l’inizio del 2026 potrebbe finalmente arrivare il lieto fine che tutti aspettano. La sfida da affrontare – sia come semplice utente che come content creator – nell’uso sia di TikTok che di altri social, è imparare a convivere con l’AI slop e ricordare che un contenuto realizzato da un creator in carne ed ossa, per quanto imperfetto, ha sempre un valore aggiunto – più unicità e più autenticità – rispetto ad un contenuto 100% AI.

Social FOMO e le mille novità di Instagram

Discorso simile per Instagram. Il 2025 del social foto/video di Meta, come probabilmente ricorderai, è iniziato con l’ufficializzazione della nuova griglia immagini in formato verticale 3:4, inizialmente un bel grattacapo per brand, creator e social media manager. Nel corso dell’anno sono arrivate, poi, tantissime altre novità. Dal lancio di Edits, di grande utilità per l’editing e la personalizzazione dei contenuti fino all’atteso pulsante Repost per condividere sul proprio profilo i contenuti di altri utenti/creator. Tutte novità che hanno rischiato di lasciare indietro gli utenti più pigri.

La fine del 2025 può essere un buon momento per recuperare il tempo perduto e studiare come sfruttare al meglio tutte queste novità nel 2026. Anche Facebook, per anni dato per moribondo, nel 2025 ha ricevuto una bella mano di vernice fresca. Tra le novità più rilevanti in assoluto – per tutti i social di Meta – c’è senza dubbio il rollout globale di Meta AI. Tra le features più significative ci sono ad esempio la traduzione da una lingua all’altra in pochi secondi e la possibilità di approfondire le informazioni presenti in un contenuto semplicemente cliccando sulle domande di approfondimento che Meta AI posiziona sotto a molti post.

Il futuro degli hashtag

Tra i punti interrogativi che accompagneranno il passaggio dal 2025 al 2026 c’è invece quello legato al ruolo degli hashtag. Adam Mosseri, Head of Instagram, ha più volte evidenziato durante il 2025 che l’uso di troppi hashtag non aiuta ad aumentare la reach dei propri post ma è più che altro utile per etichettare, organizzare correttamente i propri contenuti e fare ricerca interna alla piattaforma. Stesso discorso su X. In questo caso l’algoritmo del social network di Elon Musk tende a ridurre la visibilità dei post con troppi hashtag.

Non c’è una penalizzazione ufficiale dichiarata, ma l’uso eccessivo di hashtag viene interpretato come segnale di spam o scarsa qualità e quindi il contenuto viene distribuito meno nel feed esplorativo “Per te”. X oggi premia molto di più risposte, interazioni e tempo di permanenza sul post, rispetto alla presenza di hashtag. Uno o due hashtag inseriti in modo naturale e mirato nella frase funzionano meglio di una lunga lista generica a fine post.

Atlas, Comet, Midjourney TV, Copilot Groups… la FOMO da AI

Sono passati meno di 4 anni, eppure sembra già un’era geologica. Stiamo parlando del lancio della prima versione di ChatGPT. Il 2026 inizierà con una lista di tool AI per uso quotidiano sempre più lunga, motori di ricerca AI (come Atlas di OpenAI o Comet di Perplexity), social feed fatti interamente da contenuti generati con l’AI (come Meta Vibes o Midjourney.tv), AI agentica e AI agents come buzzword sempre più presenti nelle nostre attività, sia lavorative che personali. Non lasciarsi travolgere da questo mare di novità non è semplice. Eppure, tutti questi annunci e nuovi strumenti hanno delle caratteristiche in comune. Ad esempio, si tratta di tanti work in progress. Strumenti nuovi e con diversi livelli di utilità ma che non solo non nascono perfetti, ma presentano anche diversi rischi, a partire dalla privacy.

FOMO da AI: non avere fretta

Basta lasciar passare qualche giorno dall’ennesimo lancio per avere approfondimenti e tutorial a cura dei tech influencer più popolari – come Raffaele Gaito – che aiuteranno a capire qual è l’effettiva portata del nuovo tool o nuova funzionalità. Spesso scoprirai che è ancora più semplice, veloce e mirata l’attività umana effettuata attraverso strumenti “tradizionali” come Google. Il rischio che gli agenti AI – ad esempio – effettuino selezioni di prodotti non ottimali e acquisti sbagliati al nostro posto è ancora molto elevato, così come il rischio che alcune nostre conversazioni con Meta AI o ChatGPT finiscano su Google, premendo il pulsante sbagliato o semplicemente a causa di qualche bug o malfunzionamento.

Prudenza e gradualità sono dunque le parole d’ordine. Sì alla sperimentazione, ma evitando di inserire – come è ormai chiaro a molti – dati sensibili o altre informazioni troppo private. La rivoluzione basata sull’AI avrà tempi più lunghi, sfumati e diluiti di quanto annunciato anche solo un anno fa. Definisci 3-5 problemi specifici in cui l’AI è plausibilmente utile (ad esempio riassunti di testi lunghi, traduzioni, generazione spunti per contenuti social) e adotta metriche semplici (tempo risparmiato, errori ridotti, qualità finale dell’output) nel valutare l’efficacia dei vari Claude, Gemini o Perplexity.

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