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Social media e piattaforme streaming superano la TV tradizionale negli USA: e in Italia?

I social media e le piattaforme streaming hanno rivoluzionato le nostre attività in ogni ambito, a partire dal modo in cui abbiamo accesso e consumiamo i contenuti, sia di informazione che di intrattenimento. Sondaggi e ricerche, nelle ultime settimane, hanno restituito uno scenario ancora più chiaro circa la direzione in cui sta evolvendo il panorama legato alla produzione, distribuzione e al consumo dei contenuti, anche nel nostro Paese. A fare da apripista, come spesso accade, sono gli USA.

Il primato delle piattaforme streaming negli USA

Le piattaforme streaming, ad esempio, in America hanno spodestato la televisione via etere e via cavo, conquistando a maggio 2025 più spettatori di quanti ne abbiano avuti la TV via etere e via cavo messe insieme. Lo ha riferito – attraverso il dettagliato report mensile The Gauge – la società di misurazione dell’audience Nielsen.

Nielsen ha dichiarato che a maggio lo streaming ha conquistato il 44,8% dell’utilizzo totale della TV negli Stati Uniti, evidenziando il crescente dominio di servizi di streaming come YouTube e Netflix negli ultimi quattro anni. Più nello specifico, YouTube da solo ha rappresentato il 12,5% di tutta la visione televisiva a maggio, detenendo la quota di pubblico più ampia per un servizio di streaming. Anche servizi gratuiti supportati dalla pubblicità, come PlutoTV di Paramount Global, Roku Channel e Tubi di Fox, hanno guadagnato popolarità, conquistando collettivamente il 5,7% della visione TV, ha riferito Nielsen.

HBO Max arriva in Italia nel 2026

La TV via etere ha rappresentato il 20% della visione televisiva, sempre a maggio, mentre la TV via cavo il 24%, secondo Nielsen. Come ricorda poi l’agenzia Reuters, l’ascesa dello streaming, che ha ricevuto una forte spinta durante la pandemia e i lockdown, riflette oggi una più ampia trasformazione nel consumo dei media, poiché gli spettatori preferiscono sempre più i contenuti on-demand rispetto ai palinsesti TV tradizionali. Questa tendenza sta rimodellando il panorama televisivo, con implicazioni sia per gli inserzionisti che per i content creator.

Per l’Italia, in questo panorama, c’è una notizia molto interessante. Dopo anni di attesa, infatti, HBO Max si prepara a sbarcare ufficialmente anche nel nostro Paese. Il servizio di streaming targato Warner Bros. Discovery, già disponibile in molti Paesi europei, arriverà in Italia all’inizio del 2026. Le serie più popolari su HBO Max includono titoli come Succession, The Last of Us, House of the Dragon, The White Lotus, The Wire, I Soprano e True Detective, a cui si sono ispirati migliaia di creator nel mondo nella produzione di contenuti creativi ed ingaggianti.

I social media creator supereranno i media tradizionali per ricavi pubblicitari nel 2025

Un’altra notizia estremamente rilevante arriva poi dall’autorevole quotidiano inglese The Guardian, nel riprendere i dati di una ricerca di WPP Media. Secondo questa ricerca, nel 2025 i contenuti presenti su piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram saranno in grado di generare più introiti pubblicitari rispetto ai contenuti di media tradizionali, segnando un “enorme cambiamento culturale” per l’intera industry. L’analisi ha rilevato che il materiale – video, podcast e post creati dai singoli creator – supererà (in modo più evidente rispetto al passato) i ricavi pubblicitari generati da network televisivi, cinema e altre realtà editoriali.

Più nel dettaglio, secondo la valutazione di WPP Media, i creator dovrebbero vedere le loro entrate da annunci, accordi con brand e sponsorizzazioni aumentare del 20% nel 2025. Si prevede che queste entrate raddoppieranno, superando i 376,6 miliardi di dollari entro il 2030. “Nel 2025, per la prima volta, più della metà dei ricavi pubblicitari basati sui contenuti proverrà da piattaforme e contenuti generati dagli utenti anziché da contenuti prodotti professionalmente“, sintetizza l’analisi di WPP Media, evidenziando anche il ruolo centrale di YouTube in questo processo di cambiamento.

Social media batte TV nel consumo di notizie negli USA

Questo processo, come già accennato, riguarda il consumo di contenuti legati sia all’informazione che all’intrattenimento. Va detto, a tal proposito, che spesso non è così immediato riuscire a distinguere le due categorie, quindi il rischio di far confusione è piuttosto elevato. Va inoltre aggiunto che per i non addetti ai lavori, quindi per l’utente medio che usufruisce di questi servizi, social media e piattaforme streaming rappresentano ormai un unicum indistinto: “l’online”, “il digitale”, “internet”.

Ma anche volendo essere più precisi e specifici, la direzione è chiara. Parliamo infatti del consumo di notizie (cronaca, politica, sport, lifestyle, ecc.), quelle che tradizionalmente si leggevano sui giornali o si ascoltavano alla TV. Per la prima volta – riporta ancora una volta The Guardian evidenziando un importante studio del Reuters Institute for the Study of Journalism, che ha intervistato quasi 100.000 consumatori di notizie in tutto il mondo – i social media hanno superato la televisione come fonte primaria di notizie negli Stati Uniti, confermando l’ascesa dei news influencers.

Joe Rogan e l’ascesa dei news influencers sui social media

Secondo la ricerca, condotta dopo la seconda inaugurazione del Presidente Trump, il 54% degli americani ha dichiarato di informarsi primariamente attraverso i social media. Il Guardian ha citato come esempio più clamoroso dell’ascesa dei news influencers – sia sui social che sulle piattaforme streaming – la popolarità del podcaster Joe Rogan con il suo The Joe Rogan Experience, amato soprattutto dagli utenti di genere maschile: un podcast dai numeri impressionanti, in termini sia di download per episodio che di ascoltatori.

Il fenomeno dei news influencers non riguarda solo gli Stati Uniti, ma si sta diffondendo anche in Paesi come India, Brasile, Indonesia e Thailandia. I news influencers sono da tempo una realtà anche nel nostro Paese, anche se con numeri non paragonabili a quelli dei Paesi appena elencati.

Un discorso a parte riguarda poi X, l’ex Twitter dal 2022 di proprietà di Elon Musk. Gli accessi alla piattaforma, infatti, si impennano ogni volta che si riaccende lo scontro tra il CEO di Tesla ed il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La crescente popolarità dei prodotti editoriali pensati per l’ecosistema social e personality-driven “rappresenta un’altra sfida significativa per quegli editori tradizionali che faticano ancora oggi ad adattare i propri contenuti e il tone of voice ad ambienti così numerosi e differenti tra loro”, ha dichiarato al Guardian Nic Newman, founding member del sito web di BBC News.

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