Discover

Italian in Leeds: la creator che racconta la vita degli italiani nello Yorkshire

Trasferirsi all’estero significa spesso ricominciare da capo: imparare a orientarsi in una nuova città, adattarsi a una cultura diversa e costruire una nuova quotidianità lontano da casa. È proprio questa esperienza che racconta sui social Italian in Leeds, il profilo creato da un’infermiera italiana che ha scelto di trasferirsi nello Yorkshire e che oggi condivide consigli, curiosità e momenti di vita reale nel Regno Unito.

Attraverso i suoi contenuti, Marianunzia De Martino ci racconta le sfide, le opportunità e le differenze culturali che caratterizzano la vita oltremanica. In questa intervista ci racconta il suo percorso, dall’infanzia in Italia alla carriera nel sistema sanitario britannico, fino alla nascita della community che ha costruito online. Scopriamo di più su Italian in Leeds, la creator che racconta la vita degli italiani nello Yorkshire.

Chi è Marianunzia De Martino, Italian in Leeds sui social

Nata a Latina nel 1993, Marianunzia De Martino proviene da una famiglia molto unita. Pur avendo vissuto momenti economicamente non semplici, non le è mai mancato nulla e ha sempre ricevuto grande supporto dai suoi genitori.

Mio padre si è sempre assicurato di farci scoprire tutta l’Italia da capo a piedi.

Le ha così trasmesso la curiosità per il mondo. Per quanto riguarda gli studi, dopo il diploma si è iscritta a Ingegneria dell’Informazione per seguire le sue orme, ma dentro di sé sapeva che il suo posto era altrove.

Ho sempre voluto lavorare in ambiente ospedaliero quindi, dopo un anno di incertezze, decisi di mollare tutto e iscrivermi a Infermieristica. Fortunatamente!

Una scelta che non ha mai rimpianto!

La passione per l’Infermieristica e il lavoro in sala operatoria

Ma dove è nata la passione per l’Infermieristica? Fin da giovanissima, Nunzia è rimasta affascinata dall’anatomia umana e dalle patologie – fin da quando guardava Grey’s Anatomy a dodici anni – ma ciò che l’ha spinta davvero verso questa professione è il rapporto che può nascere tra infermiere e paziente.

Mi piace ancora di più il rapporto che si può creare tra paziente e infermiere. Mi è sempre stato a cuore cercare di aiutare sconosciuti anche se solo nel mio piccolo e, se posso ammetterlo, credo di aver fatto la scelta giusta.

Oggi lavora principalmente in sala operatoria e il contatto diretto con il paziente è limitato, perché spesso è anestetizzato. Nonostante questo, continua a trovare il suo lavoro estremamente gratificante.

Mi sento di offrire le cure migliori nel momento più vulnerabile di una persona. Mi piace assicurarmi che il paziente riceva le cure che darei a un mio caro.

Quando i casi diventano complessi, le capita di stringere la mano di un paziente sotto il telo chirurgico o di incoraggiare i bambini prima di un intervento.

Come a dire ‘Ti prego, tieni duro, oggi non è il giorno’ o un semplice ‘C’mon little one, you got this’ ai nostri pazienti più piccini. È una sensazione che non saprei mai spiegare a parole, ma spero di aver reso l’idea. Non riuscirei mai a fare nessun altro lavoro al mondo, mai!

Sono gesti semplici che racchiudono il senso più profondo del lavoro di Nunzia.

Dall’Italia al Regno Unito: come è iniziata l’avventura

Nunzia ci racconta che, in un certo senso, è stata l’Inghilterra a trovare lei. Fin da giovane, sentiva il bisogno di evadere: non tanto da una città che considera bellissima, quanto da alcuni limiti culturali e sociali che percepiva attorno a lei.

Stavano facendo dei reclutamenti per il Regno Unito, qualche mese prima della mia laurea e andai. Alla fine, non avevo nulla da perdere e, se posso dire, ci ho guadagnato tantissimo. Inizialmente ci mandarono in Irlanda del Nord, ma stavo avendo troppi problemi a integrarmi con la cultura. Ho avuto una serie di episodi sfortunati e paurosi per una donna tutta sola.

Stava, quindi, seriamente pensando di tornare in Italia quando il suo compagno dell’epoca trovò lavoro a Leeds. Fu una svolta.

Mi innamorai di questa città così globale e multiculturale!

Vivere a Leeds: paure, sacrifici e soddisfazioni

Partire e lasciare l’Italia significava lasciare la famiglia, affrontare una lingua nuova e costruire tutto da zero. Sapeva che sarebbe stato difficile, ma era altrettanto consapevole di essere pronta a lottare per la vita che desiderava.

Ero consapevole di essere motivata abbastanza da passare oltre tutte le difficoltà e, ora che mi sono stabilita per bene, posso dire che ne è valsa tutta la pena. Ne è valsa tutta la paura.

Nunzia ama la vita che si è creata, una vita semplice e serena. Qualche sacrificio c’è stato ma, guardandosi indietro, rifarebbe tutto.

Infermiera nel Regno Unito: le differenze con l’Italia spiegate da Italian in Leeds

La formazione infermieristica britannica è molto diversa da quella italiana. Dopo la laurea, è necessario completare una serie di corsi e certificazioni pratiche obbligatorie per svolgere attività che, in Italia, vengono considerate già parte del percorso universitario.

Qui, nonostante la laurea, una volta ottenuta la posizione lavorativa si dovranno fare training obbligatori per quanto riguarda molte aree dell’infermieristica: terapia orale, terapia endovenosa, inserire ago cannula, emogas, catetere urinario, medicazioni… Insomma, quelle che sembrerebbero le basi!

Un altro aspetto che ha colpito Nunzia è la grande attenzione alla documentazione clinica. All’inizio, le sembrava di passare più tempo a compilare moduli che a osservare il paziente, ma con l’esperienza tutto è diventato più naturale.

Inizialmente, facevo fatica in quanto prestavo più attenzione a non dimenticarmi di compilare i millemila form piuttosto che passare il tempo ad osservare il paziente e somministrare le cure. Poi mi sono abituata e il processo è diventato molto più veloce e semplice.

Quello che apprezza maggiormente è la possibilità di crescita professionale. Esistono molti percorsi specialistici e gli ospedali investono concretamente nella formazione del personale. Inoltre, la gerarchia è meno rigida e il rispetto tra professionisti è molto più evidente.

Parlando, invece, dal punto di vista dell’efficacia del sistema sul paziente, sono stata io stessa paziente: ho subito due interventi e sono stata trattata benissimo. Il problema maggiore è trovare un medico di famiglia adeguato.

Non è un sistema perfetto, ma trova che metta davvero al centro la dignità della persona.

Come paziente in ospedale si viene trattati da esseri umani; cosa che, in Italia, durante il tirocinio mi ha un po’ traumatizzato. Ho visto cose che ancora non riesco a dimenticare.

I diritti umani vengono posti al centro, un aspetto che per una persona neurodivergente e con un forte senso di giustizia rappresenta quasi un ideale. Pur con alcune imperfezioni e criticità del sistema, si tratta comunque di un netto passo avanti rispetto al mondo che ha conosciuto in Italia.

Una giornata tipo in sala operatoria

Le giornate di Italian in Leeds iniziano alle 7 del mattino con il briefing dell’intero team infermieristico delle sale operatorie. Dopo la preparazione dei casi della giornata si entra nel vivo del lavoro, che spesso consiste in interventi molto lunghi, superiori alle sei o otto ore.

Una volta finito, si prepara la sala per il giorno successivo ed eventuali emergenze. Se avanza tempo, ci sono un’infinità di cosa da fare, come occuparsi della strumentazione. Spesso mi ritrovo al computer a cercare di risolvere problemi vari e cerco sempre di ritagliarmi del tempo per insegnare ai nuovi arrivati o ai tirocinanti.

I turni da dodici ore possono sembrare impegnativi, ma li preferisce perché le permettono di avere quattro giorni liberi a settimana e le garantiscono maggiore continuità assistenziale ai pazienti. Inoltre, lavorare in un ambiente dove c’è un forte spirito di squadra rende tutto più semplice.

È anche dovuto al fatto che mi trovo bene con il team e, nella maggior parte dei giorni, mi fa piacere vedere i colleghi e passare la giornata insieme.

Cosa manca dell’Italia a Italian in Leeds

La risposta più immediata è: il cibo e il mare. Con il tempo, Nunzia si è abituata alla cultura britannica e oggi apprezza molti prodotti locali, soprattutto carne e pesce. Tuttavia, continua a sentire la mancanza della frutta e della verdura italiana, di quei sapori che difficilmente si ritrovano altrove.

A volte, ho proprio la nostalgia di un bel pomodoro che sa di pomodoro. I prodotti inglesi sono favolosi, però per frutta e verdura in generale ne soffro di più.

E poi c’è il mare! Ogni estate torna in Italia e non smette mai di apprezzare la bellezza delle nostre coste.

Tutte le estati, io mi butto nel mare del Nord Est: è bellissimo e le spiagge sono meravigliose, ma fa veramente tanto freddo una volta usciti dall’acqua (ancor di più che stare in acqua). Il mare meraviglioso che abbiamo in Italia mi manca sempre, però qualcosa devo pur sacrificarla. Rientro tutte le estati e ho modo di farmi delle belle vacanze e per me va bene così.

La gentilezza dello Yorkshire che l’ha conquistata

Una delle cose che più hanno colpita Nunzia, vivendo nello Yorkshire, è l’estrema gentilezza delle persone. All’inizio, la trovava quasi eccessiva, poco spontanea. Con il tempo, però, ha imparato ad apprezzarla e a farla sua.

Mi ha insegnato ad essere un po’ più calma e controllata. Ormai, non salgo più sul bus senza dire: ‘Hi love, you alright?’. Qui in Yorkshire, qualunque sconosciuto ti chiamerà ‘love’ ed era una cosa che odiavo.

La nascita del profilo Italian in Leeds per parlare della vita senza filtri

La sua avventura sui social è iniziata dopo diversi tentativi falliti. A un certo punto, Nunzia ha smesso di inseguire le regole del mercato e ha deciso di pubblicare esclusivamente ciò che sentiva suo.

Sapevo non sarei mai stata parte della ‘clean Instagram aesthetic’. Volevo mostrare una natura più nuda e cruda.

I suoi contenuti nascono quasi sempre da pensieri spontanei. Non prepara scalette e non segue copioni. Si limita a condividere ciò che ha in mente in quel momento. L’obiettivo non è diventare virale, ma costruire una comunità sincera e uno spazio dove si possa parlare di tutto: dalle cose più leggere fino agli argomenti più delicati.

Vorrei che la mia pagina fosse a mia immagine e somiglianza e credo di esserci riuscita. Magari non esploderò mai, ma non è quello il mio scopo. Il mio scopo è creare una comunità genuina di persone che hanno voglia di migliorarsi, voglia di parlare delle cose belle e brutte della vita, di argomenti che vanno dal ‘qual è la tua pizza preferita’ al ‘parliamo di suicidio perché ci passiamo tutti’.

Nunzia crede che oggi molte persone soffrano la solitudine e sentano il bisogno di riportare al centro il concetto di comunità. Siamo esseri sociali e abbiamo bisogno gli uni degli altri, anche solo per sentirci ascoltati.

La vita lontano dal lavoro

Dopo un turno di dodici ore, Nunzia ama tornare a casa e ritrovare il suo compagno Ben. È una presenza che riesce sempre a riportarle serenità, anche nelle giornate più difficili.

Solo lui, con un solo sguardo o una parola, riesce a far svanire ogni pensiero, ogni arrabbiatura, ogni negatività. Ha sempre qualche sorpresa in serbo per me e ancora non mi capacito dell’amore che ho trovato.

Nunzia e Ben condividono molte passioni: serie TV, videogiochi, lettura e lunghe passeggiate alla scoperta di nuovi luoghi.

Io ho un miliardo di hobby (uncinetto, argilla, creare cose random, DIY, Lego, leggere, videogiochi e altri), ma sono appassionatissima di camminate e nuotate.

Negli ultimi tempi, alcuni problemi di salute l’hanno costretta a rallentare, ma non vede l’ora di tornare a dedicarsi completamente alle attività che ama.

I social di Italian in Leeds

Italian in Leeds è presente su Instagram, dove è seguita da circa 7500 follower.

Vorrei parlare delle cose importanti della vita, ma proprio tutte. Cardiac scrub nurse. ADHD rampante.

Dietro ogni pubblicazione, ci sono diverse ore di lavoro. Registrare, montare, aggiungere sottotitoli e selezionare le parti più significative richiede tempo e pazienza.

Dipende dal contenuto, direi che possono volerci come minimo 30 minuti (soprattutto nel caso di ‘riciclo’ di vecchi video con un nuovo scopo), come 3-4 ore di lavoro per video nuovi.

Con un lavoro a tempo pieno sarebbe impossibile pubblicare ogni giorno, ma non vuole sacrificare il piacere di creare contenuti per inseguire gli algoritmi.

Andrebbe totalmente contro la mia etica.

Il messaggio per chi sogna di trasferirsi all’estero

Se c’è una cosa che questa esperienza le ha insegnato è che non è mai troppo tardi per cambiare vita! La paura esiste, ma spesso è più forte prima della partenza che dopo.

Non è mai troppo tardi per prendere la tua vita e ribaltarla del tutto. Nemmeno a 60 anni. E non parlo solo della carriera lavorativa: parlo di tutto nella vita!

La barriera più grande è la paura, ma vuole rassicurare che c’è solo prima della partenza.

In un attimo ti guarderai intorno e vedrai quanta strada hai fatto, la casa che hai comprato con i tuoi risparmi, i Paesi bellissimi che hai visitato, la famiglia lontana da casa che ti sei creato. Amo la mia vita e capisco non sia per tutti ma, se è solo la paura a fermarvi, vi prego di continuare a lottare per il vostro sogno!

Un giorno, potreste guardarvi indietro e rendervi conto di quanta strada avete percorso!

Ultimi articoli

Dalla Calabria al Giappone: la vita di un italiano in Oriente

Conosciuto online come Calabrese in Oriente - Giappone, Giovanni Rattacaso non è arrivato in Giappone inseguendo un sogno costruito tra anime e immaginari esotici....

Micro è bello: perché i micro creator piacciono sempre di più

Per anni il modello dominante dell'influencer marketing ha avuto come protagonisti macro influencer e celebrities. Negli ultimi tempi, però, lo scenario è cambiato, complici...

La forza dei gemelli sui social media: quando il talento raddoppia

Nel mondo dei social, sapersi distinguere è molto importante. La creatività fa – senza alcun dubbio – la differenza e, in questo contesto, i...

Le 5 migliori app per praticare la meditazione

La meditazione negli ultimi anni ha attraversato tutti i confini - età, genere, cultura e stile di vita - diventando un fenomeno mainstream. Secondo...

Le clausole killer nei contratti con i brand (quelle che sembrano normali finché non servono)

Contratti tra influencer e brand: le clausole “standard” che possono diventare rischiose tra penali, diritti, manleve, etc.