È una frase che ritorna spesso quando si parla di contratti tra influencer, agenzie e brand: “È uno standard.”
Di solito viene pronunciata davanti a una clausola lunga, scritta bene e apparentemente ragionevole. Ed è quasi sempre il segnale che quella clausola merita attenzione.
Nei contratti di collaborazione il problema raramente è ciò che manca. Più spesso è ciò che c’è, ma viene dato per scontato.
Le clausole sulle penali: quando la tutela diventa pressione
Una delle clausole più frequenti riguarda le penali: formulazioni elastiche, importi “da definire” o richiami generici al danno reputazionale o commerciale.
Dal punto di vista giuridico, la penale non è vietata. Ma quando è sproporzionata rispetto al valore del contratto, o scollegata da un inadempimento preciso, smette di essere una garanzia e diventa uno strumento di pressione.
Il problema non emerge quando tutto va bene. Emerge quando il rapporto si incrina, un contenuto non viene pubblicato o una collaborazione si interrompe prima del previsto.
Ed è proprio in quel momento che una clausola apparentemente innocua inizia a pesare.

Cessione dei diritti e manleva: i punti più delicati
Un secondo punto critico riguarda la cessione dei diritti.
Molti contratti parlano di “utilizzo dei contenuti” senza specificare durata, territorio o finalità. Oppure estendono la cessione a qualsiasi uso futuro, anche non previsto al momento della firma.
Dal punto di vista del diritto d’autore, una cessione generica o indeterminata non è neutra. Più è ampia e meno è circoscritta, più sposta l’equilibrio contrattuale.
Il rischio non è solo che il contenuto venga riutilizzato, ma che venga utilizzato in contesti, tempi o modalità che l’influencer non aveva considerato, senza possibilità di opporsi o rinegoziare.
C’è poi la manleva, una delle clausole più sottovalutate.
Formule come “l’influencer manleva e tiene indenne il brand da qualsiasi responsabilità” compaiono con sorprendente frequenza, spesso senza distinguere tra contenuti forniti dal brand, indicazioni ricevute o scelte comunicative condivise.
Dal punto di vista giuridico, una manleva totale sposta il rischio in modo significativo, anche quando l’influencer non ha il controllo effettivo sull’intera operazione.
Il punto non è che la manleva sia sempre illegittima. Il punto è quanto è ampia e a cosa si applica.
Modifiche unilaterali e opere future
Un’altra clausola che merita attenzione riguarda le modifiche unilaterali: obblighi di adeguarsi a nuove linee guida, policy interne o richieste sopravvenute, spesso senza limiti chiari.
Nel contesto digitale questo significa che le regole del gioco possono cambiare mentre la partita è in corso e che l’inadempimento può derivare non da una scelta dell’influencer, ma da uno spostamento dei parametri.
Anche qui il problema non è teorico, ma pratico.
Infine c’è il tema delle opere future. Alcuni contratti estendono la cessione o l’utilizzo anche a contenuti non ancora creati, a sviluppi successivi o a format derivati.
Dal punto di vista contrattuale, queste previsioni sono particolarmente delicate perché incidono su ciò che ancora non esiste e vengono spesso firmate senza una reale percezione del loro impatto.

Perché leggere davvero ogni clausola
Il filo comune di tutte queste clausole non è la malafede, ma la normalizzazione. Ed è proprio per questo che passano inosservate.
Il problema è che il contratto non serve quando le cose funzionano. Serve quando smettono di funzionare.
E a quel punto quelle clausole non sono più dettagli tecnici: diventano il perimetro entro cui ci si muove.
Per questo è importante considerare i contratti come uno strumento vivo e fondamentale, non come una semplice formalità.
Perché quando una clausola inizia a produrre effetti, di solito è già troppo tardi per chiedersi se fosse davvero così “standard”.
