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Pier Glionna: raccontare storie tra cinema, social e creatività

Fin da bambino sognava il cinema, ma prima ancora sognava di raccontare storie. Oggi Pier Glionna è un regista, sceneggiatore e content creator che ha saputo unire due mondi solo apparentemente lontani: quello del set e quello dei social network. Da una parte dirige cortometraggi e studia ogni dettaglio della narrazione cinematografica, dall’altra porta la sua passione online, raccontando film e serie TV con un linguaggio mai superficiale.

In questa intervista ci ha parlato del suo percorso, dell’amore per il cinema, dell’importanza della divulgazione e dei progetti che lo attendono, senza dimenticare una riflessione sul futuro dell’industria cinematografica e sul ruolo dei creator nel panorama digitale. Scopriamo di più su Pier Glionna, che ci parla di cinema, social e creatività.

Chi è Pier Glionna, creator, sceneggiatore e regista

Nato nel maggio del 1998 a Spinazzola – in provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia – Pier Glionna è cresciuto in una famiglia dove la creatività ha sempre avuto un ruolo centrale.

Sono un ‘puro gemelli’: amo creare, vivere e non mi fermo mai.

Il padre ha lavorato per molti anni come speaker radiofonico, mentre la madre è una stilista: due figure che, in modi diversi, gli hanno trasmesso la passione per il racconto e per l’arte.

Sono l’ultimo di tre figli e sono cresciuto in una famiglia dove la creatività è sempre stata di casa. Credo che la passione per il racconto e per l’arte nasca proprio lì.

Il suo primo approccio con il mondo dello spettacolo è arrivato attraverso il teatro. Da bambino ha recitato in musical all’interno di una compagnia fondata insieme alla madre, esperienza che gli ha permesso di scoprire il palcoscenico e il lavoro di squadra.

Poco dopo, è arrivato YouTube: con le mie amiche realizzavo cortometraggi e remake di videoclip musicali. Erano i miei primi veri set, anche se allora non lo sapevo.

Per diversi anni ha pensato che il suo futuro fosse davanti alla macchina da presa. Ha studiato recitazione con Lucrezia Guidone e Ivan Alovisio. A un certo punto, però, ha compreso che ciò che lo appassiona davvero non è interpretare una storia, ma costruirla.

Ho capito che la mia vera felicità non era davanti alla macchina da presa, ma dietro. Sono una persona che ama immaginare, costruire mondi e trasformare un’idea in immagini. Mi definisco un sognatore a occhi aperti e, forse, anche un perfezionista: mi piace avere una visione e trovare il modo migliore per raccontarla.

Così è arrivata la decisione di dedicarsi alla regia e alla sceneggiatura, approfondendo anche la produzione cinematografica attraverso l’accademia, corsi di formazione ed esperienze sul campo.

È stato il percorso che mi ha permesso di trasformare una passione nata da bambino nel mio lavoro.

Quando il cinema diventa una scelta di vita

Il momento decisivo è arrivato a diciannove anni, durante la realizzazione di uno spot contro il bullismo promosso dalla Regione Puglia e ispirato alla sua esperienza personale. È proprio osservando il lavoro sul set che ha compreso quale sarebbe stata la sua strada.

Mi affascinava tutto: il lavoro con la troupe, il confronto con gli attori, la scelta dei costumi, il dialogo con il direttore della fotografia. Mi sono reso conto che non volevo semplicemente fare cinema: volevo raccontare storie.

Da quel momento, ha deciso di trasformare una passione coltivata fin dall’infanzia in una professione, iniziando un percorso di studio che continua ancora oggi.

Per questo ho deciso di studiare seriamente, prepararmi e trasformare quella passione in una professione. Da allora, non ho mai smesso di lavorare per realizzare quel sogno.

Tra regia e social: due modi diversi di raccontare il cinema

Oggi Pier Glionna vive il cinema da una doppia prospettiva. Da una parte lavora dietro la macchina da presa, dall’altra racconta film e serie TV sui social, mostrando anche tutto ciò che normalmente il pubblico non vede.

Quando sei sul set, scopri quanta organizzazione, preparazione e cura ci sono dietro un film o una serie. Questa prospettiva mi ha insegnato quanto complesso e affascinante sia il processo creativo.

Questa conoscenza è diventata poi uno strumento prezioso nella divulgazione online, dove cerca di trasmettere alla propria community non solo curiosità, ma anche una maggiore consapevolezza del lavoro che si nasconde dietro ogni produzione.

Oggi riesco a unire il mio lavoro da regista alla mia attività di creator: mi piace raccontare alla mia community ciò che accade dietro le quinte e mostrare tutto quello che normalmente il pubblico non vede. In fondo, una prospettiva arricchisce l’altra: sul set imparo, sui social condivido.

Per Glionna le due attività non sono in contrapposizione, ma si alimentano a vicenda.

Perché un film non è semplicemente bello o brutto

Uno degli aspetti su cui Pier Glionna insiste maggiormente riguarda il modo in cui il pubblico giudica le opere cinematografiche. Per lui, definire un film semplicemente “bello” o “brutto” è riduttivo.

È una definizione troppo semplice. Credo sia più giusto chiedersi se un film arriva oppure no. Se un film non arriva allo spettatore, spesso il problema nasce già dalla storia, dall’idea di partenza. Regista, attori e troupe possono fare un lavoro straordinario ma, se manca una base solida, è difficile che il progetto funzioni.

Allo stesso tempo, Pier invita a ricordare che dietro ogni film lavorano decine di professionisti per mesi e che un’opera può dirsi riuscita anche se riesce a emozionare una sola persona.

Per me un’opera cinematografica rimane sempre un’opera d’arte: se è riuscita a emozionare anche una sola persona, allora ha comunque raggiunto il suo obiettivo!

I registi, i film e gli attori che lo ispirano

Tra gli autori che hanno maggiormente influenzato il suo percorso spicca Xavier Dolan e, in particolare, Mommy. Del regista canadese ammira la capacità di raccontare il dolore, i rapporti umani e le emozioni attraverso una regia estremamente curata.

Un altro film fondamentale è La La Land. Lo considero una vera e propria bibbia cinematografica. Ogni volta che ho bisogno di ritrovare la scintilla creativa, è uno dei film che torno a guardare.

Non sorprende, quindi, che tra gli artisti con cui sogna di collaborare figurino nomi come Diana Del Bufalo, Lea Michele e Ryan Murphy, autore che definisce un vero visionario per la sua capacità di reinventarsi senza perdere una forte identità artistica.

Considero Diana Del Bufalo una delle artiste più complete che abbiamo: è un’attrice straordinaria, una performer incredibile e una cantante capace di emozionare. Credo che avremmo una grande sintonia artistica, soprattutto perché condividiamo l’amore per il musical, un genere che ha segnato tutta la mia crescita.

Guardando all’estero, invece – come detto – il suo sogno sarebbe lavorare con Lea Michele.

Per me non è solo un’attrice: è stata la colonna sonora della mia adolescenza. Crescendo con Glee, ho sognato per anni di far parte di quel mondo. Avere un giorno la possibilità di dirigerla, anche solo in un piccolo cameo, sarebbe uno dei traguardi più emozionanti della mia carriera.

Ryan Murphy, invece, è riuscito a creare universi completamente diversi tra loro, da Glee ad American Horror Story, passando per Scream Queens e 9-1-1. Glionna ammira la sua capacità di reinventarsi continuamente senza perdere una forte identità autoriale.

Poter osservare da vicino il suo metodo di lavoro sarebbe una lezione enorme!

Il futuro del cinema passa dalle nuove generazioni

Secondo Pier Glionna, il cinema italiano sta attraversando un momento delicato. A suo avviso esiste una certa difficoltà nel proporre storie davvero nuove, mentre il pubblico cerca emozioni e punti di vista diversi.

A livello produttivo c’è una certa stagnazione e il pubblico si è stancato di vedere sempre le stesse storie. All’estero, invece, arrivano esempi come Obsession e Back Rooms che dimostrano quanto possa funzionare affidare progetti anche semplici a giovani registi con idee nuove.

Per questo ritiene fondamentale investire sulle nuove generazioni, convinto che possano offrire uno sguardo più vicino alla sensibilità del pubblico contemporaneo.

Viviamo in un periodo storico complesso. Le persone hanno bisogno di emozionarsi, ridere, evadere dalla quotidianità ma, soprattutto, hanno bisogno di storie nuove.

Scrivere una sceneggiatura: tra creatività e compromessi

Per uno sceneggiatore la difficoltà maggiore consiste nel trovare un equilibrio tra ciò che immagina e ciò che è realmente possibile realizzare. Il cinema richiede inevitabilmente compromessi produttivi ma, secondo Glionna, è importante non perdere mai l’identità della storia.

Quello che immagino sulla carta non sempre è facile da produrre e il cinema richiede, inevitabilmente, dei compromessi. Detto questo, cerco sempre di non snaturare mai le mie idee.

Il confronto con produttori e collaboratori è essenziale, purché non finisca per snaturare la visione dell’autore.

Cinema o streaming? La sala resta insostituibile

Pur riconoscendo il ruolo fondamentale delle piattaforme streaming, Pier Glionna continua a considerare la sala cinematografica un’esperienza unica. Entrare in un cinema significa condividere emozioni con altre persone, immergersi completamente nella visione del regista e vivere la storia senza distrazioni.

Rimarrò sempre un grande sostenitore della sala cinematografica. Fin da bambino ho vissuto il cinema come un’esperienza collettiva: entrare in una sala buia, insieme a persone che hanno scelto di esserci per vivere la stessa storia, crea una connessione che nessun altro luogo riesce a replicare. È il momento in cui riesco a entrare davvero nella visione del regista, senza distrazioni.

Lo streaming rappresenta una risorsa preziosa e fa ormai parte delle abitudini quotidiane, ma non può sostituire il valore dell’esperienza collettiva.

Le piattaforme streaming hanno rivoluzionato il nostro modo di guardare film e serie TV e sono una risorsa straordinaria. Anch’io adoro mettermi sul divano con gli amici o con i miei coinquilini e fare una maratona. Ma, se devo scegliere, la sala rimane un luogo insostituibile.

Il lavoro dietro un contenuto di successo

Parlando del proprio lavoro come content creator, Pier Glionna sottolinea quanto tempo richieda la realizzazione di un singolo contenuto. Prima c’è lo studio del film, poi la scrittura del messaggio da trasmettere, le riprese e, infine, il lungo lavoro di montaggio durante il quale ore di registrazione vengono condensate in pochi secondi o minuti.

Prima di tutto, c’è lo studio: guardo il film, prendo appunti, scelgo il messaggio che voglio trasmettere e costruisco il contenuto. Poi arrivano le riprese, che possono durare anche un paio d’ore. La parte più impegnativa, però, è la post-produzione. Da ore di girato bisogna riuscire a ricavare un video di appena un minuto, cercando di mantenere ritmo, chiarezza e qualità.

L’algoritmo è fondamentale per ottenere visibilità, ma non basta. Nel lungo periodo ciò che costruisce una community è la qualità dei contenuti, la preparazione e la capacità di instaurare un rapporto autentico con il pubblico. Per questo distingue chi si limita a esprimere un’opinione da chi svolge un vero lavoro di divulgazione, offrendo strumenti utili per comprendere meglio il linguaggio cinematografico.

È un lavoro che richiede tempo, precisione e tanta cura, ma è proprio lì che un’idea prende davvero forma.

Dove nasce l’ispirazione: tra grandi classici e storie che lasciano il segno

Per Pier l’ispirazione nasce prima di tutto dalla visione: guarda costantemente film e serie TV, senza limitarsi alle ultime uscite o ai titoli del momento. Al contrario, ama riscoprire opere del passato e produzioni meno conosciute che meritano di essere valorizzate.

Non inseguo i trend a tutti i costi: preferisco cercare storie che abbiano qualcosa da dire. Quando scelgo un contenuto da raccontare, mi chiedo sempre quale messaggio possa lasciare a chi lo guarda. Mi interessa parlare di opere che abbiano una morale, che facciano riflettere o che riescano a emozionare.

Sono soprattutto le opere capaci di emozionare, far riflettere o trasmettere una morale a conquistarlo, perché è proprio quel valore aggiunto che cerca di trasferire anche nei suoi video.

È questo che cerco di trasmettere anche attraverso i miei contenuti sui social.

Glee, la serie che gli ha cambiato la vita

Se potesse vivere per una settimana all’interno di una serie TV, Pier Glionna non avrebbe dubbi: sceglierebbe Glee. Più che un semplice prodotto televisivo, la serie rappresenta per lui una tappa fondamentale del proprio percorso personale. Durante l’adolescenza gli ha dato la forza di denunciare gli episodi di bullismo subiti, lo ha aiutato ad accettarsi e a fare coming out, oltre a trasmettergli una profonda passione per il mondo dei musical.

Mi ha cambiato la vita. Mi ha dato il coraggio di denunciare gli episodi di bullismo che avevo vissuto, mi ha aiutato ad accettarmi e a fare coming out e, soprattutto, mi ha fatto innamorare dei musical. Se oggi racconto storie, una parte del merito è anche sua.

Per questo, potendo scegliere, trascorrerebbe volentieri una settimana tra i corridoi della McKinley High, cantando insieme ai ragazzi del Glee Club.

La differenza tra un creator e un divulgatore competente

Oggi chiunque può esprimere la propria opinione su un film ed è una cosa bellissima. Secondo Pier Glionna, però, un divulgatore competente compie un passo in più: non si limita a dire se un film gli è piaciuto oppure no, ma cerca di contestualizzarlo, analizzarne il linguaggio e offrire al pubblico nuovi strumenti per interpretarlo.

La passione è il punto di partenza, ma la preparazione è ciò che permette di trasformare un contenuto in qualcosa che possa davvero arricchire chi lo guarda.

La passione rappresenta il punto di partenza, ma è la preparazione a fare davvero la differenza. Solo attraverso lo studio e l’approfondimento è possibile trasformare un semplice contenuto in un’occasione di crescita per chi guarda.

Algoritmo e qualità dei contenuti: cosa conta davvero

L’algoritmo ha oggi un peso enorme nel successo di un contenuto e ignorarlo sarebbe – secondo Glionna – poco realistico. È, infatti, il sistema che determina quante persone vedranno un video e con quale rapidità questo potrà diffondersi.

Credo che la qualità faccia ancora la differenza. L’algoritmo può regalarti visibilità, ma sono i contenuti autentici, curati e capaci di creare un legame con il pubblico a costruire una community nel tempo. La viralità passa, la credibilità resta.

I social di Pier Glionna

Seguito su Instagram da circa 49mila follower, Pier Glionna è qui che si sente maggiormente a casa. Tra tutte le piattaforme, Instagram è il luogo in cui può raccontare non solo il proprio lavoro, ma anche ciò che accade dietro le quinte di ogni progetto, condividendo momenti della quotidianità con la propria community. Nella sua biografia, si legge:

Scrivo, dirigo, sogno e ho preso Glee troppo sul serio.

Per lui Instagram è anche una sorta di televisione personale. Lo utilizza per seguire altri creator, scoprire nuovi linguaggi narrativi e lasciarsi ispirare da idee e contenuti diversi.

Instagram è il social in cui mi sento più a casa. È uno spazio dove si può imparare tanto, se lo si usa con curiosità.

In ogni caso, Pier Glionna è presente anche su YouTube e su Facebook.

Qui trovi cinema vero, sogni enormi e quel tocco di drama che non può mai mancare. Perché sì… nella mia testa parte sempre una colonna sonora.

I progetti futuri: il cortometraggio Guardami

Tra i progetti più importanti c’è Guardami, il nuovo cortometraggio diretto da Pier Glionna e prodotto da Dinamo Film con il sostegno di SIAE – Per Chi Crea. Il film affronta un tema estremamente attuale: il modo in cui la sua generazione vive il dolore in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il modo di comunicare, ricordare e perfino amare.

È una storia a cui tengo profondamente perché affronta un tema molto attuale: come la mia generazione vive ed elabora il dolore in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro modo di comunicare, ricordare e persino amare. È un progetto molto personale e non vedo l’ora di poterlo condividere con il pubblico.

Nel cast figurano Tommaso Donadoni, Diletta Begali e Raffaella Antinucci. Per Glionna si tratta di uno dei progetti più personali della sua carriera, nato dal desiderio di raccontare emozioni universali attraverso uno sguardo contemporaneo.

Immagine del profilo foto credit account Instagram @pierglionna.

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