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Attivismo digitale: il ruolo del WWF sui social

Il rispetto dell’ambiente rappresenta una prerogativa che negli ultimi anni è sempre più sentita da consumatori, imprese e famiglie. Secondo un’indagine Istat, nel 2024 il 68,2% delle persone di 14 anni e più ritiene che i cambiamenti climatici e l’aumento dell’effetto serra siano tra le cinque principali preoccupazioni ambientali, insieme, in particolare, alla perdita di biodiversità. La quota risulta in crescita rispetto agli anni precedenti (era pari al 17,2% nel 2019 e al 22,7% nel 2020).
Cresce anche la preoccupazione tra le persone più anziane: tra gli over 75 la percentuale di chi si dichiara allarmato per lo stato del Pianeta è salita negli ultimi 10 anni fino al 67,5%. I giovani tra i 20 e i 34 anni si confermano comunque la fascia più sensibile, soprattutto tra le donne.

Attivismo sui social

Così, diverse associazioni hanno iniziato a condividere le loro battaglie anche sui social media, con contenuti spesso dal forte impatto comunicativo. Come il WWF, che su Instagram conta 288mila followers. Con testi, foto e video, il WWF sfrutta i social per condividere i valori del rispetto degli ecosistemi anche per il pubblico dello smartphone, e i contenuti offerti presentano stili diversi. Infatti, oltre a post che suscitano indignazione (ad esempio, lo stato di allarme in cui versano le tartarughe marine), il WWF negli ultimi tempi  ha abbracciato i registri tipici dei social media. Come il ricordo del 2016, fenomeno che dallo scorso gennaio ha catturato l’attenzione degli utenti di Instagram e TikTok per celebrare gli usi e i costumi in voga 10 anni fa. Per l’occasione, i social media manager hanno offerto un post dalle grafiche multiple con cui hanno ricordato i traguardi raggiunti (l’aumento delle tigri) e le sfide da combattere (l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, la decisione della Commissione europea di declassare lo status di protezione del lupo e la messa in sicurezza del suolo). Questo trend per il WWF è stato un momento per celebrare nuovamente i 50 anni di attività del 2016, che nel 2026 sono diventati 60.

Una strategia comunicativa di successo poi non poteva non includere il coinvolgimento di personalità celebri, che con la loro cifra identificativa possono dare il loro contributo su temi delicati come il rispetto dell’ambiente. Nel mese di marzo, il WWF ha pubblicato due video con protagonisti Claudio e Fabrizio Colica, noti come il duo comico Le Coliche, i quali hanno spiegato i vantaggi delle energie rinnovabili e delle auto elettriche. Nel video delle energie rinnovabili i due hanno messo in scena un dialogo tra una persona favorevole all’installazione di impianti solari ed eolici e una persona contraria. Nel video sulle auto elettriche i due hanno portato sui social media una discussione tra un ragazzo che guida un’auto a motore elettrico e lo zio che è ancora affezionato alle auto a benzina. Restando sull’ironia l’associazione ha caricato anche dei meme.  Per spiegare la bontà dell’acqua dei rubinetti (anche se molte famiglie non si fidano a berla, quella italiana è la quinta migliore in Europa), il WWF ha aperto i propri contenuti con una foto di Leonardo Di Caprio con il bicchiere in mano tratta dal film Il grande Gatsby (The Great Gatsby). Per responsabilizzare le coscienze sull’uso intelligente delle auto e dei mezzo di trasporto, il 15 marzo scorso (per la Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori) ha realizzato un posto multiplo con l’immagine di apertura di Dwight Kurt Schrute (personaggio della serie tv The Office) in lacrime con scritti accanto gli utenti dei prezzi del gasolio e della benzina dopo gli attacchi in Iran. L’ironia e i linguaggi ormai tipici dei social media non hanno impedito al WWF di realizzare campagne di sensibilizzazione dal vivo. 

Per la Campagna #IlPandaSiamoNoi, il 22 aprile del 2025 (Earth Day) WWF e Inter hanno lanciato l’iniziativa “TH3 EXT1NCTION NUMB3RS”: i calciatori dell’Inter hanno indossato maglie speciali con numeri relativi ai dati drammatici sullo stato del Pianeta. La maglia numero  9 di Thuram ha rappresentato i 9 ettari di foreste distrutti ogni minuto, il 10  di Lautaro ha evidenziato il calo del 10% della biodiversità negli ultimi 14 anni, e il numero 1 di Sommer ha ricordato che “abbiamo solo 1 Pianeta”. L’evento ha sensibilizzato sull’urgenza di proteggere l’ecosistema e le maglie sono state vendute all’asta per sostenere i progetti WWF. L’attività ha avuto grande visibilità internazionale sui social e su DAZN, con un engagement rate del 12% su Instagram, 4,7 milioni di impressions, 2,7 milioni di video views e 288k di total engagement.

Così, se fino a qualche decennio fa il pubblico poteva fruire le iniziative del WWF sfogliando delle pagine di una rivista o guardando un cartellone pubblicitario sulle strade o su un autobus, oggi anche stando fermi è possibile migliorare le scelte della vita quotidiana e diventare protagonisti di un processo di cambiamento. 

Le battaglie di Greenpeace e Plastic Free

Ma il WWF non è l’unica associazione per la difesa del Pianeta, e anche Greenpeace diffonde le proprie campagne sui social media, con una strategia che coniuga la responsabilità con la lotta per un futuro giusto ed equo. Spesso vengono caricati dei video con dei content creator che commentano notizie legate all’ambiente come lo scioglimento dei ghiacciai, la deforestazione e gli allevamenti intensivi. 

Sull’account Instagram di Greenpeace si possono trovare video di dimostrazioni in giro per il mondo: proteste (a marzo davanti alla sede della Commissione europea contro Trump che vuole demolire l’agenda ambientale e vincolare l’UE alla dipendenza dal petrolio e dal gas), blocchi (in Francia hanno fermato una nave cargo proveniente da San Pietroburgo per denunciare il commercio nucleare tra Russia e Francia) e vicinanza ai popoli che vivono in condizioni precaria (comunità indigena a Malind, in Indonesia, che difende le sue foreste).

Esistono poi associazioni con obiettivi più specifici e che hanno un approccio diverso rispetto alle confederazioni più grandi. La plastica è una delle argomentazioni che spesso torna al centro del dibattito pubblico, tra coloro che vorrebbero vietarne l’uso e altri che invece ne sostengono la validità. Di recente Bruxelles ha approvato la nuova norma che prevede lo stop alla plastica monouso dal 12 agosto 2026. Ciò nonostante, esistono organizzazioni che continuano a battersi per un mondo senza plastica, come Plastic Free, organizzazione di volontariato, nata nel 2009 per contrastare l’inquinamento da plastica.

L’operato dell’associazione coinvolge tutti gli attori della società (istituzioni, imprese, scuole, singoli cittadini), e sui canali social di Plastic Free è possibile vedere le azioni dei volontari sul campo che puliscono le spiagge o rimuovono rifiuti ingombranti – come vasche da bagno e forni – dai boschi.

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