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Quanto contano davvero gli hashtag sulle piattaforme social?

Gli hashtag sono stati, per oltre un decennio, il linguaggio “invisibile” ma potentissimo dei social network: pensati per organizzare le conversazioni, facilitare la scoperta e spingere le connessioni, sono stati cavalcati da creator, brand, celebrità e utenti comuni. Ma oggi, nell’era dell’AI, funzione e impatto sono profondamente cambiati.

Record, numeri e l’era d’oro degli hashtag

I numeri parlano chiaro: negli anni di massimo splendore, si stimava che su Twitter venissero usati circa 125 milioni di hashtag al giorno. Il record assoluto di utilizzo in 24 ore appartiene a #TwitterBestFandom, che tra il 16 e il 17 marzo 2019 superò i 60 milioni di utilizzi in un singolo giorno: un dato certificato da fonti della piattaforma stessa. Ma, al di là dei numeri, sono i singoli hashtag ad aver segnato epoche e movimenti. Ecco una carrellata dei più iconici suddivisi per macro-categoria:

  • Attualità e movimenti sociali: #BlackLivesMatter è stato forse l’hashtag più potente della storia recente. Nato su Twitter nel 2013, è esploso nel 2020 dopo la morte di George Floyd, e twittato milioni di volte in pochi giorni. #MeToo ha raggiunto 19 milioni di utilizzi in 12 mesi dopo il tweet virale di Alyssa Milano nel 2017. #JeSuisParis nel 2015, #Brexit, #COVID19 e #YesWeCan, tornando ancora più indietro nel tempo, completano questo affresco.
  • Spettacolo e intrattenimento: #GameOfThrones, #Oscars e le varianti per ogni edizione del Festival di Sanremo in Italia, #GrandeFratello e #Amici, ma anche #XFactor e altri reality hanno dimostrato come la TV e i live event siano il territorio dove gli hashtag funzionano meglio ancora oggi.
  • Sport: grandi competizioni internazionali come #Champions, #Mondiali, le varianti con l’anno (#Qatar2022, #Paris2024), gli hashtag delle squadre di Serie A (#ForzaInter, #Juventus, ecc.) e quelli legati a singoli atleti. Durante le Olimpiadi di Parigi 2024, gli hashtag ufficiali hanno generato miliardi di impression sui social.
  • Tecnologia: #AI, #ChatGPT e #ArtificialIntelligence hanno dominato le conversazioni negli ultimi tre anni. In Italia (ma non solo), un classico è #DigitalMarketing, seguito da #SEO e #SocialMediaMarketing.

2026: gli hashtag non sono più indispensabili per la reach

Già dal 2021 Adam Mosseri, Head of Instagram, aveva iniziato a ridimensionare il ruolo degli hashtag come strumento di distribuzione organica. Nel corso del 2024 e 2025 lo ha ribadito con più chiarezza: gli hashtag non amplificano in modo significativo la reach di un post. Non funzionano come moltiplicatori di visibilità, non garantiscono l’accesso alla sezione Esplora e non “spiegano” il contenuto all’algoritmo come si credeva.

Oggi il sistema di raccomandazione di Instagram è guidato dall’intelligenza artificiale, che è in grado di comprendere il contenuto delle immagini, il testo delle caption, il comportamento degli utenti (salvataggi, condivisioni, tempo di visione) e altri segnali contestuali. I tag, dunque, non sono più essenziali come nel 2014. Quello che gli hashtag fanno ancora, ha spiegato Mosseri, è aiutare gli utenti a trovare contenuti per argomento tramite la funzione di ricerca e facilitare la catalogazione tematica dei post. Sono, in sostanza, passati da strumenti di distribuzione a strumenti di indicizzazione.

Da 30 a 5 hashtag per post

A dicembre 2025 è arrivata la conferma ufficiale: Instagram ha annunciato che il limite di hashtag consentito per un singolo post o reel scende da 30 a 5. La misura è stata introdotta gradualmente, ma è ora in vigore per tutti. La motivazione è duplice: da un lato, combattere l’hashtag stuffing, cioè la pratica di aggiungere decine di tag generici per “ingannare” l’algoritmo, dall’altro la volontà di migliorare l’esperienza di ricerca per gli utenti. Instagram ha chiarito che tag generici come #reels o #explore non solo non aiutano, ma possono penalizzare le performance di un post. Meglio 3 tag iper rilevanti che 30 super generici. Una filosofia che premia la qualità del contenuto e la pertinenza dei tag rispetto al vecchio approccio quantitativo.

X (Twitter): hashtag vietati nelle inserzioni, penalizzati nell’organico

Anche su X c’è un approccio differente verso l’uso degli hashtag. Il 26 giugno 2025, Elon Musk ha annunciato con un post secco e diretto: “Starting tomorrow, the esthetic nightmare that is hashtags will be banned from ads on X.” Nessuna inserzione a pagamento su X, dunque, può contenere hashtag. La motivazione è estetica e strategica: Musk ritiene che gli hashtag rendano le inserzioni visivamente caotiche e meno persuasive, trasformandole in qualcosa che somiglia più allo spam che alla comunicazione di qualità. Anche nel caso di X, poi, il crescente utilizzo di algoritmi basati su AI ha reso l’uso degli hashtag sempre meno necessario. Anche i post organici, infatti, vengono penalizzati dall’algoritmo se sono pieni di hashtag non pertinenti.

Come usare gli hashtag nel 2026

Gli hashtag, dunque, non sono morti, ma il loro ruolo si è profondamente trasformato. Ecco qualche consiglio utile: su Instagram attieniti al nuovo limite di 5, meglio ancora se ne usi 3. Evita i tag ultra-generici come #love o #instagood: non portano traffico qualificato. Inserisci i tag più rilevanti nella caption, non nel primo commento. Diversi test, infatti, mostrano che i tag nelle caption performano meglio in termini di reach. Integra gli hashtag con keyword nella caption stessa, perché oggi Instagram è anche un motore di ricerca. Su X (Twitter), nei post organici, massimo 1-2 hashtag per tweet, e solo se davvero pertinenti. Privilegia i trending topic per inserirti in conversazioni già esistenti. Nelle inserzioni a pagamento, ricorda che gli hashtag sono vietati: concentrati su un copy pulito e su call-to-action dirette.

LinkedIn e TikTok

LinkedIn, social professionale per eccellenza, apprezza ancora gli hashtag, soprattutto per aumentare la visibilità dei contenuti B2B. L’ottimale è 3-5 tag per post, scelti tra quelli seguiti dalla tua community di riferimento (#leadership, #marketing, #HR, #innovation, ecc.). Evita i tag troppo di nicchia con pochissimi follower. Su TikTok, infine, gli hashtag hanno ancora un ruolo attivo, rispetto ad altre piattaforme, soprattutto per i contenuti che puntano alla FYP (For You Page).

Usa 3-5 hashtag mixando generali e trending (#fyp, #viral e simili) con tag specifici del tuo settore. Tuttavia, anche TikTok sta iniziando a ridurre l’importanza degli hashtag in favore delle keyword nei testi descrittivi. I tag di Pinterest, infine, funzionano meglio su contenuti stagionali o di nicchia (ad es. #RicetteVegane, #HomeDecorInspo, #WeddingIdeas) e aiutano la scoperta nel tempo, non nell’immediato.

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