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Spotify lascia la Russia

Anche Spotify ha deciso di interrompere la propria attività in Russia. Il servizio di streaming musicale più popolare non sarà quindi più disponibile sul territorio così come moltissimi altri servizi legati al mondo digitale e non.

L’azienda, in un primo momento, aveva deciso di rimanere neutrale rispetto alle notizie riguardanti la guerra tra Russia e Ucraina, ma si è dovuta adeguare alle nuove decisioni prese dal governo locale. In particolare, contesta le preclusioni riguardo l’accesso all’informazione libera. Questo ovviamente cozza con quanto, da sempre, l’azienda fornisce attraverso molti dei propri servizi tra cui il player podcast.

Gli effetti della decisione di Spotify di interrompere l’attività

La decisione inevitabile che segue le scelte fatte da altre multinazionali reca un doppio danno al gigante di streaming audio. Oltre a perdere un mercato Spotify deve fare a meno del soggetto che performa meglio sulla sua piattaforma.

3 dei 10 podcast più ascoltati sulla piattaforma sono riconducibili alla guerra che da più di un mese sta massacrando l’Ucraina.

Stories con Cecilia Sala

L’obiettivo dei russi è di togliere all’Ucraina la striscia di terra sul mare. Stanno assediando Mariupol, punto strategico per unire la Crimea alle repubbliche autoproclamante e avere il controllo del Mar d’Azov, il prossimo obiettivo sarà Odessa, la più importante città portuale dell’Ucraina. È qui che siamo diretti in questo nuovo viaggio in Ucraina. 

The Essential con Mia Ceran

Leopoli è stata a lungo considerata la città più sicura dell’Ucraina durante il conflitto, ma da questo weekend sono iniziati i bombardamenti. La svalutazione del rublo ha causato l’aumento dei prezzi di tutti i beni di prima necessità e Putin, insieme alla Governatrice della banca centrale russa, vuole far pagare all’Europa le sue forniture di Gas in rubli. 

Storie di Geopolitica con Nova Lectio

I “neutrali” d’Europa: Svezia e Finlandia. Una scelta destinata a cambiare con la crisi in Ucraina?

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