Conosciuto online come Calabrese in Oriente – Giappone, Giovanni Rattacaso non è arrivato in Giappone inseguendo un sogno costruito tra anime e immaginari esotici. Il suo percorso è molto più concreto, fatto di scelte improvvise, lavoro, relazioni e adattamento. Dalla Calabria all’Australia fino a Sendai, la sua storia è quella di chi ha costruito una vita all’estero partendo da zero, guidato più dalle circostanze e dai legami personali che da un’idea romantica di “cambiare vita”.
Oggi Giovanni racconta il Giappone attraverso i social, mostrando una quotidianità lontana dagli stereotipi: fatta di famiglia, burocrazia, differenze culturali e piccole sfide quotidiane. In questa intervista, ci ha raccontato il suo viaggio tra integrazione, difficoltà di cui si parla poco e una visione lucida di cosa significhi davvero vivere in un Paese così diverso dall’Italia. Dalla Calabria al Giappone, scopriamo la vita di un italiano in Oriente.
Giovanni Rattacaso, chi è il Calabrese in Oriente – Giappone
Nato a Praia a Mare – in provincia di Cosenza – il 24 febbraio 1986, Giovanni Rattacaso cresce tra il suo paese natale e Tortora Marina. Figlio unico, ha avuto un legame molto forte con sua mamma che è venuta, purtroppo, a mancare qualche anno fa prima di poter conoscere i suoi nipotini. Quella di Giovanni è stata un’infanzia semplice che, ben presto, ha lasciato spazio alla voglia di fare esperienze.
Durante l’adolescenza, ho lavorato nella ristorazione come cameriere. Mi piaceva stare a contatto con le persone.
Questo ambiente lo ha spinto a iscriversi all’Istituto Alberghiero. La sua idea è stata chiara fin da subito: viaggiare, conoscere il mondo, costruirsi un futuro anche fuori dall’Italia.
Dopo il diploma, avrei potuto viaggiare e fare esperienze in Italia o all’estero. Era quella la mia idea.
Dalla Calabria all’Australia: il primo grande passo
Il primo vero salto è arrivato nel 2011. Dopo alcune stagioni lavorative in Riviera Romagnola, Giovanni ha scoperto quasi per caso l’opportunità del visto per l’Australia.
Nel periodo estivo tra il 2008 e il 2010, ho lavorato in Riviera Romagnola. Là ho incontrato un ragazzo, che mi ha raccontato del visto di un anno in Australia. Nel 2011, ho deciso di andarmene. Ho concretizzato questa idea!
Giovanni è, quindi, partito, l’11 novembre 2011 con l’idea di restare pochi mesi, ma l’esperienza si è trasformata in qualcosa di molto più grande: tre anni e mezzo di vita all’estero. È proprio in Australia, nel 2014, che ha incontrato quella che poi è diventata sua moglie: Yuka.
Ci siamo incontrati sull’autobus e poi, per coincidenza, lei si è iscritta alla stessa scuola di inglese che frequentavo anche io. Ci siamo fidanzati e abbiamo convissuto un paio di mesi. Poi, lei è rientrata in Giappone.
Questa relazione, dopo un periodo a distanza, ha portato Giovanni a una decisione importante: trasferirsi in Giappone.
L’arrivo in Giappone e una vita costruita da zero
Nel marzo 2015, Giovanni è arrivato in Giappone con un visto da studente. Non era un suo sogno, ma una scelta dettata dall’amore e dalla voglia di costruire qualcosa di concreto.
Da quel momento, è iniziata l’avventura. Mia moglie (allora mia fidanzata) aveva trovato una casa: abbiamo convissuto per un po’, iniziando una vita da zero. Non mi sono trasferito direttamente dall’Italia in Giappone, ma è stata una cosa che è capitata. Ci siamo innamorati e io ho scelto di venire qua!
La sua nuova vita era fatta di convivenza, studio e lavoro part-time. Dopo circa un anno e mezzo, la coppia ha deciso di sposarsi. Oggi sono quasi dieci anni di matrimonio, un percorso costruito passo dopo passo in un Paese profondamente diverso da quello di origine.
Lei lavorava già e non volevo che lasciasse il lavoro e la sua stabilità. Non volevo che mettesse in gioco tutto. Si era laureata, aveva sacrificato tanto e aveva ottenuto un ottimo lavoro. Dopo un anno e mezzo, ci siamo resi conto che stavamo bene insieme e ci siamo sposati.
In Giappone, Giovanni ha trovato un contesto in cui il lavoro viene riconosciuto per il suo valore. Un sistema dove – almeno nella sua esperienza – il percorso personale non dipende da raccomandazioni, ma dalla costanza, dall’impegno e dalla capacità di adattarsi.
Raccontare il Giappone sui social
L’esperienza in Giappone è diventata un racconto. Giovanni ha deciso di aprire i suoi canali social nel 2015, con l’obiettivo di mostrare il Paese da una prospettiva diversa: quella di chi non è arrivato per passione verso anime o manga, ma per amore e per scelta di vita.
All’epoca, non c’erano informazioni per chi era nella mia posizione e, soprattutto, non c’era l’idea di quanto sia difficile realmente fare questo passo. Quindi, ho iniziato su YouTube piano piano. Per quasi un anno ho raccontato, giornalmente, la mia esperienza da studente tra la scuola, il lavoro part-time e la convivenza.
Negli anni successivi, il progetto è cresciuto soprattutto su Facebook dove, dal 2023, ha raggiunto un pubblico sempre più ampio. Oggi conta circa 120mila persone sulla piattaforma, mentre Instagram e Facebook sono i suoi canali principali.
Tra ordine e regole: cosa colpisce davvero del Giappone
Ma cosa lo ha colpito di più del Giappone? Giovanni ha sottolineato l’organizzazione quasi impeccabile: trasporti, uffici e servizi che funzionano secondo schemi precisi ed efficienti. Anche la pulizia è un elemento che lo ha impressionato fin da subito.
I giapponesi non hanno, però, problem solving. Noi cerchiamo di trovare soluzioni ai problemi. Siamo più elastici.
Secondo Giovanni, dove un italiano troverebbe una soluzione rapida, in Giappone spesso è necessario seguire gerarchie e procedure più rigide, che possono rallentare i processi.
Vita quotidiana e percezione degli stranieri
Oggi Giovanni vive a Sendai, nel Nord del Paese, lontano dalle grandi metropoli. Qui la presenza di stranieri è ancora limitata e questo influenza molto il modo in cui i giapponesi si rapportano con chi viene da fuori.
Molti dicono che il Giappone sia razzista, ma non credo sia vero!
Secondo la sua esperienza, più che razzismo si tratta spesso di distanza culturale e difficoltà comunicativa: molti non parlano inglese e temono di sbagliare approccio. Nelle grandi città come Tokyo, invece, il problema principale è l’overtourism, che ha cambiato la percezione degli stranieri.
Il lungo cammino verso la genitorialità
La vita di Giovanni oggi è quella di un padre di famiglia. Le sue giornate scorrono tra lavoro e impegni con i figli in una routine che, per molti aspetti, non è così diversa da quella italiana. Cambia il contesto, ma le responsabilità restano le stesse.
Lavoro, impegni con i bambini, l’asilo. Non faccio una vita diversa da un genitore italiano, diciamo. In Italia è uguale. Stessi impegni, diverso Paese. Anche se tante cose qua funzionano bene, ti aiutano e ti rendono la vita elastica.
Prima di arrivare a questo, però, lui e sua moglie hanno affrontato una sfida importante: l’infertilità. Giovanni ha scoperto di essere affetto da azoospermia, una condizione che rende difficile avere figli in modo naturale. La coppia si è, quindi, affidata alla fecondazione in vitro, grazie alla quale sono nati i loro due figli. Questa esperienza lo ha portato a esporsi anche su un tema spesso trascurato e, per questo motivo, ha scritto un libro: Quello che gli uomini (da Occidente a Oriente) non dicono.
Tanti uomini affrontano l’infertilità e tutto quello che c’è dietro: la depressione, il senso di isolamento, il senso di colpa. Ho scritto un libro per cercare di aiutare le persone, perché se ne parla poco e se ne dovrebbe parlare tanto. Sempre meno persone riescono ad avere figli e le cliniche sono sempre più piene di giovani che scoprono di avere difficoltà per vari motivi.
Un libro per sensibilizzare e aiutare altri uomini nella stessa situazione. Secondo Giovanni, è anche un problema destinato a crescere nei prossimi anni, a causa di stress, stili di vita e fattori non sempre strettamente medici.
La nostalgia di chi vive lontano: com’è davvero la vita in Giappone per un italiano
A mancargli di più non sono semplicemente il mare o il cibo in generale, ma qualcosa di molto più personale: la cucina di sua madre, scomparsa alcuni anni fa. Sapori e profumi che – racconta – non potrà più ritrovare.
Ho perso mia madre qualche anno fa e quei sapori, quei profumi, non li potrò mai più sentire, perché mia madre non c’è più.
E poi ci sono i prodotti della sua terra, come i salumi calabresi difficili da reperire in Giappone a causa delle restrizioni sull’importazione. Inoltre, Giovanni tiene a sfatare alcuni luoghi comuni: il Giappone non è così tecnologico come spesso si immagina.
Il Giappone è chiuso in una burocrazia che funziona, ma ancora legata a un sacco di scartoffie. Lentamente, da qualche anno, è iniziato il processo di digitalizzazione. È complicato però, perché il Giappone ha una popolazione soprattutto di anziani, che hanno difficoltà a muoversi dalla carta e penna al computer e smartphone.
Vivere in Giappone: cosa sapere prima di partire
Per chi sogna di trasferirsi in Giappone, Giovanni è molto chiaro: bisogna prima vivere davvero il Paese. Studiare la lingua, fare un’esperienza sul posto – ad esempio, con un visto studentesco o un Working Holiday Visa – è fondamentale per capire se sia la scelta giusta.
Perché una cosa è amare il Giappone, la lingua, anime e manga ma, quando vivi qui, è diverso. Bisogna viverlo un po’ questo Paese per capire.
Serve, inoltre, una buona preparazione economica: un anno di scuola di lingua può costare oltre diecimila euro. Vivere in Giappone è un’esperienza complessa, che va capita fino in fondo.
I social di Giovanni Rattacaso, Calabrese in Oriente – Giappone
Giovanni Rattacaso condivide sui suoi social le esperienze in Giappone tra cultura, curiosità e aspetti meno noti del Paese. È presente su Instagram e su YouTube dove conta, rispettivamente, circa 20mila e 23mila follower.
Vivo in Giappone a Sendai. Prima vivevo in Australia, dove ho trascorso tre anni e mezzo. Sono felicemente sposato e vi racconto il Giappone nel bene e nel male, cercando di portarlo più vicino a voi.
È presente anche su Facebook, con i suoi 121mila follower. Anche qui racconta la vita in Giappone, con uno stile semplice e immediato, conquistando ogni giorno una community sempre più ampia e curiosa!
Immagine del profilo foto credit account Instagram @calabrese_in_oriente_giappone
