Scorrere il feed di Instagram o TikTok oggi significa imbattersi, prima o poi, in un vinile che gira, nella cover di un libro cartaceo appena comprato, in uno scatto granuloso sviluppato su pellicola o nel clic elettrizzante di una cassetta che scivola nel mangiacassette 2.0. L’hashtag #analog (17,4 milioni di post su Instagram) è diventato uno dei più evocativi degli ultimi anni sui social, e il fenomeno che rappresenta va ben oltre la semplice nostalgia. Protagoniste? Le generazioni più giovani, che stanno riscoprendo un mondo che non hanno vissuto in prima persona: quello analogico.

Perché i giovani stanno scegliendo l’#analog
Per capire la portata di questo trend, bisogna partire da un’apparente contraddizione: sono proprio i “nativi digitali”, cresciuti con smartphone e streaming, a spingere verso un ritorno – almeno parziale – ai formati fisici e analogici. Le ragioni sono diverse: c’è innanzitutto la stanchezza algoritmica – cioè la sensazione che le piattaforme decidano cosa dobbiamo vedere, ascoltare e leggere al posto nostro – e il bisogno opposto di fare scelte intenzionali, di possedere davvero qualcosa.
C’è la ricerca di autenticità in un ecosistema sempre più dominato da contenuti generati o potenziati dall’intelligenza artificiale. E c’è, non da ultimo, la dimensione esperienziale: l’analogico richiede presenza, attenzione, rituale. Non si può ascoltare un vinile in multitasking nello stesso modo in cui si skippa una canzone su Spotify. Come ha scritto Fortune in un’analisi dello scorso febbraio, per la Gen Z “acquistare un disco, un libro o una macchina fotografica a pellicola non è nostalgia, ma un atto di affermazione identitaria e di differenziazione”.
#analog vinile: 19 anni di crescita consecutiva
Il simbolo più iconico di questo movimento rimane il disco in vinile. Secondo il report annuale della RIAA (Recording Industry Association of America), pubblicato a marzo 2026, nel 2025 negli Stati Uniti sono stati venduti 46,8 milioni di LP, con una crescita del 9,3% rispetto all’anno precedente: il 19esimo anno consecutivo di aumento. Per la prima volta dal 1983, le vendite di vinile hanno superato 1 miliardo di dollari di fatturato solo nel mercato americano, rappresentando quasi il 50% del totale globale del formato.
Non è un fenomeno di nicchia per collezionisti attempati: la top seller del 2025 è Taylor Swift con The Life of a Showgirl (1,6 milioni di copie vendute su vinile), seguita da Sabrina Carpenter, Kendrick Lamar e Billie Eilish. Il mercato globale del vinile vale oggi circa 2,4 miliardi di dollari e le proiezioni lo portano tra i 3,5 e i 5 miliardi entro i primi anni Trenta.
Cassette e mangiacassette: il ritorno in versione super tech
Un’altra sorpresa in chiave #analog arriva dalle cassette. Negli Stati Uniti le vendite di musicassette sono più che raddoppiate nel primo trimestre del 2025. Nel Regno Unito, la crescita è stata ancora più esplosiva: +204% nello stesso periodo, secondo i dati disponibili. Ma la vera notizia è la risposta dell’industria hardware: Maxell, storico marchio giapponese sinonimo di nastri magnetici negli anni Ottanta e Novanta ha infatti lanciato, nel 2025, un nuovo lettore portatile di cassette, che fonde l’estetica retrò con la tecnologia più moderna.
Il nuovo Maxell Wireless Cassette Player, ad esempio, integra Bluetooth 5.0, ricarica USB-C, fino a 11 ore di autonomia in modalità wireless e jack da 3,5 mm per l’ascolto tradizionale. Lanciato prima in Giappone a metà 2025 e poi nel mercato nordamericano, è andato esaurito immediatamente su Amazon. Un segnale evidente di una domanda reale, non una semplice trovata di nostalgia marketing. Il target? Teenagers e trentenni curiosi del tocco tattile della tecnologia retrò. La cassetta, in fondo, porta con sé qualcosa che nessuna playlist algoritmica può replicare.

#AnalogBag: la borsa di tela come manifesto anti-scrolling
Tra i trend che più spiccano, poi, c’è senza dubbio l’analog bag. Si tratta, nella sua forma più elementare, di una shopping bag in tela grezza, neutra o colorata, spesso una classica tote bag di cotone pesante, che è possibile comprare non solo online, ma in molti altri posti: dalle librerie ai supermercati, nei negozi di merchandising o nei musei. Chi vuole essere analog la riempie non di acquisti, ma di oggetti e attività svincolati dagli schermi: un libro, un quaderno/diario, matite colorate, un gomitolo di lana con i ferri da maglia, un puzzle tascabile, una macchina fotografica retrò.
Il trend è esploso lo scorso anno, quando la content creator americana Sierra Campbell ha iniziato a documentare sui social la sua sfida personale: smettere di scrollare e tornare agli hobby manuali. Il tutto, come da copione, è diventato virale proprio sui social che il trend vorrebbe combattere: un cortocircuito che, invece di sminuirne il valore, ne ha amplificato la portata.
Come ha spiegato Campbell stessa a NPR, il punto non è sparire dal digitale, ma creare un diversivo fisico: “Quando vedo la mia analog bag nell’angolo della stanza, avverto un senso di sollievo: è il mio sostituto del telefono, posso posarlo e raccogliere qualcos’altro”. L’effetto è psicologico prima che pratico: la borsa è un promemoria tangibile che esistono alternative allo scroll infinito. Tanto che Michaels, catena americana di articoli per il fai da te, ha registrato un +136% di ricerche nelle categorie dedicate agli hobby analogici (maglia, uncinetto, ricamo, pittura, journaling) negli ultimi mesi, citando esplicitamente il trend come driver.
Fotografia #analog: l’imperfezione come linguaggio estetico
Il quarto pilastro del movimento #analog è la fotografia su pellicola. Hashtag come #filmphotography, #FilmTok e #filmisnotdead hanno accumulato milioni di post su Instagram e TikTok. L’appeal non è tecnico, ma filosofico: la pellicola impone lentezza, attenzione, limitazione (poche decine di scatti e si finisce). Il risultato – imperfetto e imprevedibile – è l’opposto estetico della “perfezione” degli smartphone e del ritocco AI. In un ecosistema visivo sempre più artificiale, uno scatto sviluppato in laboratorio è diventato quasi una prova di autenticità. Non a caso, un brand storico come Kodak ha lanciato lo scorso anno la Charmera, una fotocamera digitale usa-e-getta pensata per replicare quell’estetica, andata esaurita in pochi giorni.
AI e robot umanoidi? Sì, ma c’è posto anche per l’#analog
La rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale e dai robot umanoidi è reale e destinata a ridisegnare interi settori nei prossimi anni. Ma i dati raccontano anche un’altra storia complementare. C’è infatti una domanda crescente e trasversale di esperienze fisiche, lente, imperfette e intenzionali. Ascoltare un vinile, inserire una cassetta, leggere un romanzo su carta, sviluppare un rullino: sono gesti senza tempo. Nessun senso di colpa, quindi, per chi sceglie di ritagliarsi qualche momento totalmente analogico durante propria settimana, a prescindere dall’età.
