Dentro il mondo scintillante di Hollywood fatto di red carpet, premi prestigiosi e vite apparentemente perfette, esiste anche un lato nascosto, fatto di retroscena, dinamiche poco raccontate e curiosità che sfuggono ai riflettori. È proprio lì che si muove Alice Guerrini, content creator capace di trasformare il gossip in racconto, unendo intrattenimento e approfondimento.
Con il suo progetto L’Ora del Tè, Alice accompagna il pubblico dietro le quinte delle star, svelando segreti, intrecci e storie che spesso restano ai margini delle cronache ufficiali. In questa intervista, Alice Guerrini ci racconta come nasce il suo lavoro e cosa significa parlare di celebrità.
Chi è Alice Guerrini, content creator de L’Ora del Tè
Nata il 2 dicembre 1992 a Pescara, Alice Guerrini è cresciuta in Abruzzo, in un contesto fortemente legato al mare con cui ha un legame profondo.
Crescere davanti al mare ha creato in me un rapporto fortissimo con quel tipo di paesaggio: è qualcosa di cui faccio davvero fatica a fare a meno.
All’università ha studiato Scienze Politiche, una facoltà che – come ci racconta – è spesso sottovalutata, ma che ha amato moltissimo e le ha dato gli strumenti per osservare la realtà con sguardo critico, analitico, attento ai contesti e alle dinamiche sociali.
Mi ha dato strumenti per leggere e capire la realtà in modo critico. Ho iniziato il mio percorso a Teramo, in Abruzzo, dove ho frequentato i primi tre anni e poi mi sono trasferita a Bologna per la specialistica.
Bologna è stata per Alice una tappa di fondamentale importanza, perché “un ambiente stimolante, pieno di energia e di possibilità”. Si tratta di una città che le ha lasciato moltissimo sia dal punto di vista umano che personale.
È stata, senza dubbio, una delle esperienze più belle che abbia fatto.
Una volta terminati gli studi universitari, ha fatto ritorno a Pescara dalla sua famiglia per, poi, trasferirsi in Spagna, a Benidorm – vicino Alicante – dove è riuscita a ritrovare il suo equilibrio.
Anche qui il mare è una presenza quotidiana ed è diventato parte della mia dimensione di vita, ovunque io vada.
Dalla Spagna ai social: l’inizio di un percorso inatteso
L’ingresso di Alice Guerrini nel mondo dei content creator non nasce da un piano prestabilito, ma da un percorso quasi casuale e costruito passo dopo passo. Tutto è iniziato nel 2021 con un primo canale, Paella e Lambrusco, dedicato al racconto della zona in cui vive in Spagna.
È cresciuto abbastanza velocemente e, soprattutto, mi ha fatto capire una cosa importante: davanti alla telecamera ero a mio agio. Non era scontato, ma per me è stato il primo segnale che forse poteva diventare qualcosa di più di un semplice hobby.
Da qui è nata la decisione di cambiare direzione, ampliando il raggio d’azione e costruendo un progetto più personale: L’Ora del Tè.
A quel punto ho iniziato a ragionare in modo più strategico: se volevo trasformarlo in un lavoro, dovevo uscire da una nicchia troppo specifica e parlare di qualcosa che mi rappresentasse davvero, ma che avesse anche un pubblico più ampio.
L’Ora del Tè è un progetto nato, quindi, in modo molto naturale, partendo dalla semplicità dei pomeriggi lenti, condivisi con le amiche davanti a una tazza di tè, tra conversazioni infinite su serie TV, attori e gossip.
Ho pensato: perché non trasformare esattamente questa atmosfera in un format? Un luogo in cui raccontare, commentare e analizzare storie, proprio come farei in una conversazione tra amici. Non ho aperto il canale subito: ho aspettato qualche mese, perché volevo partire nel modo giusto, con un contenuto che potesse avere un impatto forte fin dall’inizio, uno scandalo su Hollywood che diventasse virale.
Del resto ad Hollywood succede sempre qualcosa, per cui bastava semplicemente aspettare l’occasione giusta. Ed eccola: il processo tra Johnny Depp e Amber Heard. Si trattava, infatti, di un tema seguito da tutti. Da lì è iniziato tutto!
L’Ora del Tè: quando il gossip diventa racconto
Il cuore del lavoro di Alice Guerrini è proprio L’Ora del Tè, il format tra intrattenimento e approfondimento che ha un focus particolare sulle storie del mondo dello spettacolo e, soprattutto, di Hollywood. Ma ridurre il suo lavoro al semplice “gossip” sarebbe una semplificazione fuorviante. Quando si parla di selezione dei contenuti, Alice Guerrini descrive un processo fatto di incastri e connessioni.
L’ispirazione arriva da più direzioni, ma c’è sempre un filo conduttore: la curiosità verso le storie e verso quello che c’è dietro l’immagine pubblica. Da una parte ci sono i casi di attualità, quelli che stanno succedendo nel momento presente e che generano dibattito. Mi interessa raccontarli cercando di dare un contesto, non solo seguendo l’onda del momento.
Il progetto è nato con l’idea di ricreare uno spazio narrativo intimo, quasi confidenziale, in cui raccontare le storie delle celebrità non solo per ciò che appaiono, ma anche per ciò che nascondono. Un approccio che cerca sempre di andare oltre la superficie.
Dall’altra parte ci sono temi che seguo da anni, come quello delle child star e dello sfruttamento nel mondo dello spettacolo. È un argomento che ho iniziato ad approfondire molto tempo fa, intorno al 2016, soprattutto attraverso i canali YouTube americani, quando se ne parlava pochissimo e spesso veniva liquidato come una teoria del complotto. Oggi c’è sicuramente più consapevolezza e più informazione e questo rende ancora più interessante tornarci sopra con uno sguardo più strutturato.
Altrettanto importante è ciò che arriva direttamente dalla community: molti casi le vengono suggeriti dagli iscritti e “spesso sono proprio quelli a rivelarsi i più stimolanti, perché nascono da una curiosità condivisa”. Ma Alice si “nutre” anche di ciò che guarda e che legge: documentari, articoli, contenuti online.
È un processo abbastanza organico: accumulo informazioni, collego i punti e, a un certo punto, capisco quali storie vale la pena raccontare e, soprattutto, come raccontarle.
Come nascono le storie: il lavoro sulle fonti tra atti processuali e verifiche incrociate
Uno degli aspetti più delicati del suo lavoro riguarda la verifica delle informazioni, soprattutto quando si tratta di casi giudiziari o storie controverse. In questi casi, il punto di partenza sono sempre le fonti primarie: atti processuali, sentenze, trascrizioni, documenti ufficiali.
Gli atti processuali, quando disponibili, si trovano online: parlo di sentenze, ordinanze, trascrizioni e documenti ufficiali. Sono le fonti più affidabili, perché rappresentano ciò che è stato accertato in sede giudiziaria o comunque discusso formalmente nel processo. Per questo, paradossalmente, sono anche i contenuti più ‘semplici’ da trattare: c’è meno margine di interpretazione e più necessità di tradurre un linguaggio tecnico in qualcosa di comprensibile.
Quello delle testimonianze è il lavoro più delicato. In questo caso, diventa fondamentale incrociare più fonti, confrontare versioni, interviste dirette e individuare eventuali discrepanze. Un approccio che punta sempre a costruire un racconto bilanciato, evitando semplificazioni o interpretazioni univoche.
L’obiettivo è capire cosa coincide, cosa cambia e dove possono esserci distorsioni o narrazioni parziali. In generale, cerco sempre di incrociare le informazioni: non mi affido mai a una sola fonte, ma costruisco il racconto mettendo insieme più livelli in modo da restituire un quadro il più possibile accurato e bilanciato.
Storie difficili e casi che restano addosso
Non tutti i contenuti, però, sono facili da affrontare. Alcuni lasciano un segno più profondo di altri. Tra questi, Alice Guerrini cita due casi in particolare: quello di Jeffrey Epstein e quello di Ian Watkins.
Il primo video su Epstein l’ho realizzato circa tre anni fa, in un momento in cui se ne parlava meno rispetto a oggi, almeno nel contesto italiano. È stato un punto di svolta anche per me, perché per la prima volta mi sono allontanata dai contenuti più legati al mondo hollywoodiano per affrontare una vicenda molto più ampia, complessa e sistemica. Raccontarla ha richiesto un lavoro diverso, sia a livello di ricerca che di responsabilità nel modo in cui presentare i fatti.
Il secondo caso, quello di Ian Watkins, ha avuto un impatto soprattutto emotivo. Si tratta di un argomento che le era stato suggerito dalla community.
Andando a fondo nella storia, mi sono trovata davanti a un livello di violenza e atrocità davvero difficile da elaborare. È uno di quei casi che ti restano addosso: per giorni ho fatto fatica a staccare, anche fuori dal lavoro.
Quando una storia non è abbastanza documentata
Ci sono, inoltre, storie che sulla carta sono estremamente interessanti da raccontare, ma che non dispongono di una base documentale abbastanza solida da permetterne una narrazione accurata. Questo accade spesso con alcune vicende asiatiche, in particolare legate alla Corea o al Giappone.
A volte le informazioni disponibili sono frammentarie, difficili da verificare o filtrate da barriere linguistiche e culturali. In quei casi preferisco fermarmi, piuttosto che rischiare di costruire un racconto incompleto o poco accurato. Non significa, però, abbandonarle del tutto: spesso le metto ‘in pausa’. Le tengo da parte, continuo a monitorarle e, quando trovo nuovi elementi o quando si collegano a un tema più ampio che sto trattando, le inserisco all’interno di altri video dove possono avere più contesto e solidità.
Per Alice è molto importante che ogni storia abbia un livello minimo di verificabilità. Se questo manca, preferisce non raccontarla.
L’industria musicale pop americana: il sistema dietro la costruzione delle star
C’è un tema che affascina molto Alice: l’argomento è quello dell’industria musicale americana, in particolare il mondo del pop e il modo in cui funziona realmente “dietro le quinte”.
Mi interessa capire e raccontare come funziona davvero il sistema: quali sono le dinamiche interne, i meccanismi di pressione, le logiche economiche e mediatiche che stanno dietro alla costruzione di una pop star. È un mondo estremamente affascinante ma anche molto opaco, dove spesso si intrecciano potere, controllo e narrazione pubblica.
È un sistema complesso, in cui convivono strategie di marketing estremamente sofisticate, pressioni commerciali enormi e una narrazione pubblica costruita con grande precisione.
Negli anni abbiamo visto tantissimi artisti arrivare al successo e poi crollare: alcuni con problemi psicologici evidenti, altri in circostanze poco chiare. L’idea è proprio quella di mettere insieme i pezzi e provare a raccontare non il singolo caso, ma il sistema nel suo complesso.
Quanto tempo richiede la creazione di un contenuto?
Il tempo per la creazione di un contenuto dipende molto dall’argomento ma, in generale, richiede tra i cinque giorni e una settimana di lavoro.
La parte più lunga è sempre la ricerca: raccogliere le informazioni, verificare le fonti, mettere insieme i pezzi. Poi c’è la scrittura, che per me è fondamentale perché deve trasformare materiale spesso complesso in un racconto fluido e coinvolgente. Infine c’è la registrazione, che è solo la punta dell’iceberg ma è quella che si vede di più.
Il montaggio dei video, invece, viene seguito da un editor, una scelta necessaria per mantenere una pubblicazione settimanale costante. Delegare questa fase consente ad Alice di concentrarsi sulla parte dedicata a ricerca, struttura e narrazione.
Spesso si pensa che sia un lavoro veloce e immediato ma, in realtà, dietro ogni video c’è un processo piuttosto articolato, che richiede tempo, organizzazione e attenzione ai dettagli.
Come gestisce pressione, hater o aspettative del pubblico?
Dietro la costanza produttiva dei contenuti si nasconde anche una dimensione meno visibile: quella della pressione e della gestione emotiva. Alice non nasconde che il rapporto con il pubblico e con le sue aspettative non è sempre lineare.
Non sempre lo gestisco benissimo e lo dico con molta sincerità. Dipende molto dai periodi.
Ci sono periodi in cui Alice riesce a prendere tutto con grande leggerezza, mentre in altri subentra una forma di burnout e questo può influire anche sulla creatività.
Ci sono momenti in cui riesco a prendere tutto con grande leggerezza: stacco completamente il lavoro dalla mia vita privata, metto in pausa il cervello e riesco anche a farmi una risata leggendo certi commenti degli hater, senza farmi toccare più di tanto.
“Poi, però, ci sono anche fasi più difficili. Direi almeno un paio di volte l’anno mi capita di entrare in veri e propri momenti di burnout, in cui il peso delle aspettative (sia mie che del pubblico) diventa più pesante da gestire”. Sebbene in quei periodi faccia più fatica a mantenere lucidità e distacco, con il tempo è arrivata anche una maggiore consapevolezza: riconoscere questi momenti, accettarli e imparare a gestirli senza farsi sopraffare.
Questo, a volte, si riflette anche sulla qualità dei video o sulla scelta degli argomenti. Col tempo sto imparando a riconoscere questi momenti e a gestirli meglio, ma fa parte del lavoro: quando trasformi qualcosa di creativo in una professione, è inevitabile che ci siano anche queste oscillazioni.
Tra kung fu, viaggi e cultura pop
Al di fuori dei social, la vita di Alice si muove su binari molto diversi. Pratica kung fu, disciplina che definisce fondamentale per la sua crescita personale, soprattutto per ciò che riguarda la costanza e la disciplina mentale.
Nel tempo libero cerco di dedicarmi ad attività che mi permettano di staccare completamente dal lavoro. Pratico kung fu, che è una disciplina che mi affascina moltissimo soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. Mi ha insegnato tanto, in particolare la disciplina e la costanza, due aspetti che prima facevo più fatica a gestire.
Alice Guerrini ama moltissimo anche viaggiare, le serie TV e la musica. Viaggia sia per lunghi periodi che anche solo per pochi giorni.
Per me è un modo per ricaricare, cambiare prospettiva e uscire dalla routine. Le serie TV, invece, sono state per anni il mio passatempo principale. Ne ho viste davvero tantissime, anche quando venivano ancora considerate un prodotto ‘minore’ rispetto al cinema, molto prima dell’esplosione delle piattaforme streaming.
Tra le serie che l’hanno segnata ci sono Breaking Bad, Scrubs e The Office, mentre musicalmente si muove tra rock, metal e pop punk anni 2000, con riferimenti come Metallica e Sum 41.
L’Ora del Tè, i social di Alice Guerrini
L’Ora del Tè è un format che intreccia cronaca giudiziaria e cultura pop, rivelando ciò che spesso resta nascosto dietro il glamour di Hollywood. Attraverso l’analisi di casi reali di cronaca e processi mediatici, i contenuti di Alice Guerrini mettono in luce il fragile equilibrio tra fama e vulnerabilità personale. L’Ora del Tè è presente su YouTube con 237mila iscritti, su TikTok con 57mila follower circa e su Instagram, dove conta circa 86mila follower.
Non parliamo solo di gossip o scandali: raccontiamo processi reali, indagini giudiziarie e crimini veri che hanno sconvolto Hollywood e la vita reale. Dalla patina dorata del red carpet fino alle aule dei tribunali, esploriamo il lato oscuro della fama, ma anche le storie meno conosciute che meritano attenzione. Ogni video è basato su documenti ufficiali, atti processuali, testimonianze vere.
L’Ora del Tè non è un canale true crime, ma – come lo definisce Alice – un “true Hollywood, in cui il vero prezzo della fama viene messo a nudo”. Ma qual è il social preferito di Alice Guerrini e perché?
Sono cresciuta con YouTube e credo che resterà sempre il mio social preferito. È la piattaforma a cui mi dedico di più, perché è quella che sento davvero come casa.
YouTube è, senza alcun dubbio, uno spazio privilegiato per un racconto più strutturato e consapevole, capace di andare oltre il semplice gossip per offrire uno sguardo critico e documentato sul vero prezzo della celebrità. Ovviamente, Alice pubblica anche su Instagram e TikTok, ma non con la stessa passione.
Li vedo più come strumenti complementari, mentre YouTube è il luogo in cui riesco davvero a esprimermi fino in fondo e a costruire contenuti più strutturati, che rispecchiano di più quello che voglio fare.
I progetti di Alice Guerrini: un brand che parte dal tè
Guardando avanti, Alice Guerrini immagina un’evoluzione naturale del suo progetto creativo: la creazione di un brand legato al tè. È un progetto a cui tiene molto e che spera possa vedere la luce nei prossimi mesi.
Il tè, in realtà, è sempre stato presente nella mia vita, anche prima del canale. È qualcosa che associo ai momenti più autentici: i pomeriggi e le serate tranquille con gli amici, le chiacchiere, le pause. E, in un certo senso, è diventato anche il filo conduttore del mio progetto online.
L’idea è quella di trasformare questa dimensione in qualcosa di più ampio, capace di raccontare uno stile di vita fatto di ascolto, pausa e condivisione.
C’è poi un legame ancora più profondo legato al kung fu. Prima di ogni allenamento si beve il tè ed è un momento molto particolare: si medita, si parla, ci si prepara mentalmente. Non è solo una bevanda, ma un rituale fatto di riflessione e convivialità. A un certo punto, ho capito che tutto questo aveva un senso anche a livello progettuale.
L’idea di Alice Guerrini è quella di costruire un brand che non venda semplicemente tè, ma che racconti un’esperienza, un momento. Per lei, infatti, si tratta di un’estensione naturale di quello che già fa con i contenuti: “creare uno spazio in cui le persone si fermano, ascoltano e si raccontano storie”!
Immagine del profilo foto credit account Instagram @aliceguer
