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Consigli legali non richiesti by Giurinsta – ripostare non è chiedere il permesso

Oggi vi sottoponiamo un dubbio diffuso:

Cosa rischio se riposto un contenuto senza chiedere autorizzazione?

Dipende da cosa viene chiamato “repost”, perché sotto questa parola, comodissima e molto social, ci facciamo rientrare un po’ tutto: la condivisione tramite funzione nativa, lo screenshot pubblicato nelle stories, il reel scaricato e ricaricato, il carosello altrui “preso in prestito” con due cuoricini e un tag. Peccato che, giuridicamente, non siano la stessa cosa.

Se usi una funzione prevista dalla piattaforma — per esempio la condivisione nelle stories quando è consentita dall’account, oppure un sistema di repost interno — sei in un terreno tendenzialmente più sicuro. Non stai prendendo il contenuto per ricaricarlo da zero: stai usando uno strumento che la piattaforma mette a disposizione, nei limiti tecnici e nelle impostazioni scelte dall’autore.

Questo non significa che tu sia diventato improvvisamente immune dal diritto d’autore, ma che il contesto è diverso: non stai facendo il classico copia-incolla travestito da omaggio.

Perché i crediti non bastano

Il problema nasce quando ci si appropria del contenuto: lo salvi, lo scarichi, lo screenshotti, lo ritagli, lo ricarichi sul tuo profilo, magari con la grande assoluzione digitale: “credits to the owner”. Ecco, no: mettere i crediti non è una licenza o un’autorizzazione, non è un rito purificatore che trasforma un uso non autorizzato in un uso lecito. Serve, al massimo, a dire da chi hai preso il contenuto, che, in certi casi, è anche un modo molto pratico per confessare.

Dal punto di vista del diritto d’autore, infatti, ricaricare un contenuto altrui può coinvolgere diritti che spettano all’autore, come il diritto di riproduzione e quello di comunicazione al pubblico. In parole semplici: se un contenuto non è tuo, non puoi automaticamente trattarlo come se fosse materiale libero da usare perché “tanto era già online”. Online non significa gratis, pubblico non significa utilizzabile da chiunque, e postato su Instagram non significa abbandonato in una discarica creativa a disposizione del primo che passa.

Il rischio aumenta ancora di più se aggiri i limiti scelti dall’autore: per esempio se il profilo è privato, se la ricondivisione non è consentita, se salvi una story destinata a sparire, se modifichi il contenuto, o se lo usi per promuovere te stesso, un brand, un prodotto o un servizio. In quei casi le conseguenze possono essere varie: rimozione del contenuto, segnalazione per violazione del copyright, limitazioni dell’account, contestazioni da parte dell’autore e, nei casi più seri, richieste economiche o azioni legali.

La differenza tra repost e re-upload

La regola pratica è semplice: il repost nativo non è uguale al re-upload.

Il primo, se fatto usando gli strumenti della piattaforma e rispettando le impostazioni dell’autore, è molto meno problematico. Il secondo è quello che più facilmente ti porta nel territorio delle rimozioni, delle segnalazioni e delle contestazioni, quindi no: taggare l’autore non basta, e no: scrivere “non è mio” non ti salva.

Se vuoi usare un contenuto altrui fuori dalle funzioni native della piattaforma, la strada più sicura resta una: chiedere il permesso. Che sarà pure meno romantico del “l’ho repostato perché mi piaceva”, ma decisamente più utile quando arriva una contestazione.

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