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Talent manager: cosa fa e come ci si diventa

Una delle figure professionali di cui più si parla, da qualche anno a questa parte, è senza dubbio il talent manager. Questa “nuova” professione in realtà rappresenta la fusione e l’evoluzione di figure già esistenti: dal responsabile delle risorse umane al manager in campo artistico.

Come è nata la figura del talent manager

Il talent management, più in generale, è quell’insieme di processi posti in essere dal settore delle risorse umane per attrarre, assumere e trattenere quei dipendenti con elevati livelli di qualificazione professionale. Queste pratiche hanno assunto un significato particolare in relazione a due dinamiche piuttosto recenti.

Da un lato, per quanto riguarda il lavoro a tempo indeterminato, fenomeni come la Great Resignation e il Quiet Quitting, che riguardano da vicino settori lavorativi anche molto diversi tra loro. Dall’altro, sul fronte dei freelance, l’esplosione dell’influencer marketing e della creator economy, con l’esigenza, da parte di aziende e di agenzie, di “accaparrarsi” i talenti più promettenti. Avere una buona strategia di talent management, dunque, è oggi importante per mantenere alti obiettivi e standard di business.

Cosa fa il talent manager nella creator economy

In generale, il talent manager si occupa della selezione e della gestione dei talenti. L’obiettivo finale, come già accennato, è trattenere in azienda questi professionisti skillati per lungo tempo. Nel settore della creator economy, più in particolare, possono manifestarsi due scenari. Il talent manager che lavora – come dipendente o come consulente esterno – per una singola impresa dovrà “esaudire” la volontà di ingaggiare gli influencer giusti per le campagne marketing dell’azienda. La campagna di influencer marketing dovrà essere in linea con il budget aziendale. L’influencer dovrà incarnare al meglio i valori e la mission dell’azienda con cui collabora.

Dall’altro lato, però, ci sono le richieste e il modus operandi del singolo content creator. C’è poi il talent manager che lavora in proprio, rappresentando una vera e propria “scuderia” di talenti dell’influencer economy. Il suo compito principale, in questo caso, è valorizzare i punti di forza dei suoi creator per proporli di volta in volta al brand X o al brand Y per avviare delle collaborazioni di breve o lungo periodo, cercando di ottenere il miglior compenso possibile. In entrambi i casi, pur operando dietro le quinte, il talent manager ha un ruolo indispensabile per la buona riuscita di progetti strutturati di comunicazione.

Tre amiche si divertono e si scattano un selfie insieme

Come lavora un talent manager

Il talent manager “imprenditore” che lavora in proprio saprà innanzitutto tessere relazioni di valore con gli artisti e gli influencer che rappresenta, affinché queste relazioni si trasformino in rapporti strategici con le aziende. In ogni caso il talent manager fa da mediatore tra due mondi che vogliono incontrarsi: quello delle aziende, da un lato, e quello degli influencer, dall’altro. Il prerequisito indispensabile per avvicinarsi a questa professione è essere sempre aggiornati sul mondo dei creator, sulle tendenze dell’HR e del mondo dell’advertising. Un bravo talent manager ogni giorno dedicherà del tempo per individuare, seguire e valutare influencer italiani e internazionali, sia sui social media più popolari che sulle piattaforme in ascesa o di nicchia.

Si tratta dunque di una professione piuttosto trasversale e in continua evoluzione. Le proprie conoscenze devono essere aggiornate di continuo. È sufficiente un esempio. Se fino a tre anni fa la piattaforma di riferimento per tutti era Instagram, oggi stiamo assistendo a una progressiva e continua migrazione verso TikTok. Il livello di specializzazione è una scelta personale. La ricerca di talenti può essere legata a specifici settori (beauty, food, eSports, travel, ecc.) o a singoli eventi di rilievo (fashion week, festival del cinema, ecc.). Il talent manager può operare sia in settori di tendenza (ad esempio le criptovalute) che in ambiti evergreen (come le mamme influencer). L’importante è essere sempre aggiornati sulla direzione in cui va il mercato.

Le skill necessarie per diventare talent manager

Il talent manager non si limita a rappresentare gli influencer sotto l’aspetto commerciale, ma interagisce costantemente con i creator per offrire loro suggerimenti e nuovi stimoli su temi da trattare e strumenti da utilizzare. Il secondo step è comprendere le esigenze delle aziende, proponendo l’influencer migliore per una determinata campagna di content marketing. Questo, però, senza però snaturare lo stile e le modalità di comunicazione del talento da coinvolgere. Un valido progetto di influencer marketing deve infatti essere win-win per tutti.

Cosa significa? L’azienda riuscirà ad individuare il profilo giusto a cui affidare il proprio messaggio pubblicitario. L’influencer dovrà essere in grado di adattare questo messaggio pubblicitario affinché non risulti forzato, ma anzi inserito in maniera armonica e coerente nel suo stream quotidiano di contenuti. Ci sono poi altri aspetti altrettanto importanti: dalle conoscenze di budgeting aziendale alla capacità di gestire progetti molto strutturati, fino alla tempestività d’intervento in caso di crisi, crisi che sui social media si verificano molto spesso.

Scuole e master per diventare talent manager

Al momento non c’è un unico percorso formativo da seguire per diventare talent manager. Gli ambiti di provenienza più frequenti sono le digital PR, il digital marketing (e in particolare il social media marketing), economia aziendale e le risorse umane. La creatività dovrà andare a braccetto con i freddi numeri del budget aziendale, come dimostrano le figure professionali inserite nelle talent agency oggi presenti sul mercato italiano.

Si può iniziare con studi universitari nei settori Economia, Comunicazione, Marketing – o con studi umanistici e artistici in generale – da integrare successivamente con uno o più master in digital marketing e/o management delle risorse umane. Prima di scegliere, però, è sempre preferibile capire in anticipo se si vuole lavorare in proprio – opzione che richiede l’apertura della partita Iva – o se l’obiettivo finale è l’inserimento all’interno di un’agenzia o di un’azienda.

Un ragazzo in pullman che ascolta musica mentre beve un caffè

Dalla brand identity all’analisi dei dati

I principali atenei italiani, così come le business school, stanno adeguando la propria offerta formativa ad un mercato – quello legato all’influencer marketing e alla creator economy – in continua evoluzione. Altrettanto importanti saranno gli stage e i periodi affiancamento in azienda. Il set di competenze che dovrai maturare è ampio e molto variegato. Eccone alcune: brand identity e corporate communications, content management, data analytics. E ancora: digital PR, media relations, digital storytelling.

Come già accennato, dovrai saper gestire gli aspetti economici e legali (compensi, contratti, ecc.) legati sia alla gestione dei talent che al rapporto tra i creator e le aziende. Senza dimenticare la conoscenza dell’inglese e un ampio pacchetto di competenze informatiche. Altrettanto importanti, infine, sono skills come la diplomazia, il problem solving, la capacità di creare connessioni e quella di reinventarsi di continuo.

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