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Food influencer, a che punto siamo? L’intervista a Sara Bergonzoli di Capital Innova

Non c’è periodo dell’anno in cui la classifica dei libri più venduti non abbia almeno un volume dedicato alla cucina, al di là dei recenti casi editoriali (seconda a Benedetta Rossi, per libri venduti, c’è solo l’influencer Carlotta Perego e la sua cucina botanica).

L’attuale classifica di IBS, scandita da volumi riconducibili inevitabilmente alla geopolitica, ha 3 proposte legate al cibo; 1 di questa è il tascabile di un volume che è diventato best seller.

Il trend editoriale è la diretta conseguenza di quanto accade sui social dove i food influencer sono richiestissimi anche per eventi, come l’Eurovision, non riconducibili direttamente alla cucina.

Per capire meglio il momento di questo mercato abbiamo raggiunto Sara Bergonzoli, Sales Account di Capital Innova, un’agenzia che lavora sopratutto con food influencer.

Sara Bergonzoli

Con quali criteri scegliete gli influencer che seguite come agenzia?

La scelta dei talent è data da un’attenta analisi di mercato e da uno scouting mirato. Quello che li lega è sicuramente il food, un fil rouge che accompagna i nostri influencer sotto vari punti di vista, dallo Chef stellato al food influencer.

Il nostro obiettivo è quello di scoprire talenti nel mondo del web, profili autodidatta con una creatività editoriale ben distinta e allo stesso tempo “riscoprire” nomi già noti nel mondo delle celebrità, personalizzando con loro un percorso ben definito e soprattutto ad hoc.

Un aspetto da non sottovalutare è sicuramente la fanbase del talent: oltre al lato numerico dobbiamo considerare altri aspetti, tra cui un buon ER e buone performance di conversione su quelle che sono le campagne.

Fanno parte del vostro roster diversi food influencer. Non esiste crisi per chi, sui social, presidia questa categoria merceologica?

In realtà c’è molta concorrenza tra chi presidia questa categoria perché ad oggi il mercato del food è in continua crescita e ogni giorno nuovi creator si affacciano al mondo delle collaborazioni.

Bisogna essere originali e in qualche modo unici. Un esempio lampante è quello di Federico Fusca, chef rimasto a casa durante il primo lockdown che ha deciso di aprire il suo canale di ricette e che in pochi mesi ha spopolato sul web con i suoi reel TOPPE e che ad oggi conta 360mila follower, collaborazioni con brand di rilievo, un merchandising attivo e presenza fissa sulla Rai con È sempre Mezzogiorno.

Quali sono gli input principali che ricevete dalle aziende per i vostri influencer? In linea di massima come si svolge l’attività che fate con loro?

Gli input principali che riceviamo dalle aziende sono molto spesso legati al raggiungimento di obiettivi tramite il tov del talent scelto; questi possono essere obiettivi di brand awarness, dove coinvolgiamo i nomi più celebri e di risonanza, oppure di conversion e qui molto spesso i talent con fanbase più ristrette hanno la meglio per via di una più forte fidelizzazione con la propria community.

Capital Innova lavora in maniera sartoriale. Il nostro obiettivo è quello di seguire i talent nei loro percorsi artistici affiancandoli e supportandoli in tutti gli aspetti della sfera lavorativa. Il team commerciale, del quale faccio parte, è una squadra di Milano molto affiatata che si occupa di new business e di gestione lead, tenendo sempre in considerazione l’aspetto principale legato alla scelta dello sponsors adatto ad ogni talent.

La fase di scouting e il dipartimento digital invece sono in una sede distaccata nel ferrarese e gestiscono il workflow dei progetti in essere. Gli altri aspetti presidiati sono l’editoria, dove quest’anno lanceremo due novità, e la televisione dalla Rai a Discovery.

Fate parte di un network che prevede altri soggetti. L’influencer marketing che percentuale occupa per il business generale dell’azienda?

Ad oggi possiamo dire che l’80% del nostro business gira attorno all’influencer marketing.

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