Discover

L’influencer marketing riparte dal territorio: l’intervista a Cfactor

La fine, progressiva, della pandemia e il ritorno, dopo 2 anni, a una situazione di “normalità” ha generato, all’interno del mercato, delle esigenze inedite fino al 2020, anno in cui gli spostamenti all’interno dello stesso Paese e verso l’estero erano scontati.

Il territorio, in particolare quello nazionale, è oggi centrale perché l’utente ricerca, sempre più, soluzioni riconducibili alla sua realtà

Sul territorio e l’influencer marketing a km zero sta lavorando CFactor, l’agenzia diretta da Carlo Casarico che abbiamo raggiunto per capire meglio il lavoro che sta facendo con il suo team.

carlo casarico
Carlo Casarico

La vostra realtà nasce a Genova, fuori dal circuito tradizionale rappresentato da Milano e Roma. Cosa chiedono le aziende locali con le quali lavorate?

Cfactor è un ramo d’azienda di GGallery, agenzia di comunicazione e marketing digitale. La natura del nostro lavoro tuttavia ci permette di lavorare con ogni regione, per non dire nazione, senza particolari vincoli legati alla nostra collocazione geografica.

Infatti su 159 influencer in esclusiva solo 2 sono genovesi, tutti gli altri sono equamente suddivisi sul territorio italiano. Allo stesso tempo le aziende per cui realizziamo campagne di influencer marketing provengono letteralmente da tutto il globo: abbiamo infatti realizzato campagne per aziende cinesi, americane, spagnole e ovviamente italiane.

Perché il roster dei vostri talent può essere consultato per Regioni?

Abbiamo deciso di indicare la collocazione geografica dei nostri influencer per poter favorire le realtà territoriali, sempre più interessate al fenomeno dell’influencer marketing ma spesso in grande difficoltà nel reperire le figure corrette.

Come scegliete i talent che lavorano con voi? Il numero dei followers vale più dell’engagement?

Abbiamo due tipologie di talent: i macro ed i micro influencer. I macro sono facilmente identificabili per gli elevatissimi numeri di visualizzazioni e notorietà che sono in gradi di generare.

Per quanto riguarda i micro la distinzione è più sottile: non si tratta infatti tanto di creator con “pochi follower”, quanto di talent con altissima verticalità su un determinato settore. Tale specificità è in grado di fornire un tasso di engagement e conversione estremamente elevato per le aziende che decidono di lavorare con loro, instaurando un rapporto tanto “one shot” quanto duraturo.

Ultimi articoli

Serie TV addicted? Ecco i creator che non ti faranno perdere una puntata

Un viaggio tra i creator che vivono di serie TV e film, raccontando con passione e ironia tutto ciò che accade nel mondo dello streaming.

Riconoscimento ufficiale per i Social Media Manager: tutte le novità del Decreto PA

La legge 69/2025 riconosce il ruolo del social media manager nelle PA, migliorando comunicazione, servizi ai cittadini e strategie digitali.

Jade: il debutto da solista che conquista pubblico e social

Tutto su Jade Thirlwall, ex membro del gruppo al femminile Little Mix, oggi solista di successo che scala le classifiche inglesi.

Tendenza “nostalgic adults”: la nostalgia del passato che fa vendere anche sui social

Dischi, giocattoli e abbigliamento sono tra i protagonisti di una voglia di revival diversa dal passato. Ecco chi sono i nostalgic adults.

Branding in cantina: come i social stanno cambiando il settore vinicolo

Anche le cantine di vini sbarcano sui social, dove affermano il proprio brand e consigliano i propri prodotti.