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Nasce la prima associazione nazionale per social media manager

Dalla nascita di MySpace, il primo social network della storia surclassato poi da Facebook, sono passati quasi vent’anni. MySpace è nato il 1° agosto 2003.

Da allora il mondo, in particolare quello, digital è cambiato. Nonostante i problemi legati all’attualità gli investimenti sui social sono aumentati di anno in anno.

Investimenti social in Italia

Solo in Italia, nel 2019 (prima della pandemia e della guerra che la Russia ha dichiarato all’Ucraina), c’è stato un incremento che ha superato, nei 12 mesi, il 45%.

Per UPA, l’associazione di categoria delle imprese inserzioniste, l’influencer marketing in Italia solo nel 2021, un anno non semplice, ha spostato 272milioni di euro.

I tempi sono evidente maturi per iniziare a regolamentare un settore che assomiglia spesso a un far west a causa anche dei vari responsabili marketing convinti che i social siano un canale adatto ai profili junior dell’azienda.

La prima associazione italiana per social media manager

In attesa di una discussione politica seria Riccardo Pirrone, autore delle campagne social di Taffo e CEO di Wonka Talent, ha deciso di fondare la prima associazione italiana per social media manager.

Le parole di Riccardo Pirrone

“Vogliamo diventare associazione di categoria, con un nostro codice Ateco – spiega Pirrone – per tutelare ruolo e retribuzione del Smm in istituzioni e aziende, ma anche per intervenire nel dibattito pubblico e far capire che un social manager con competenze certificate, che è tenuto a rispettare un codice etico, anche una garanzia contro fake news, odio online e cyberbullismo”.

Secondo Pirrone c’è “un problema non solo a livello di collettività, che non comprende ancora a fondo tutta l’importanza del lavoro del social media manager, ma anche a livello delle imprese, che ancora oggi – spiega – non riescono a digitalizzarsi perché non si fidano del mezzo e si non affidano completamente a dei professionisti proprio perché non sono riconosciuti come tali”. 

“Il social media manager – sottolinea Pirrone – è un professionista a tutti gli effetti, come un avvocato, e l’obiettivo non è creare un albo, ma riconoscere una professione che è ormai strategica per tutti, istituzioni, imprese, brand, cittadini, e stabilire criteri per il percorso formativo e la certificazione delle competenze”.

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