I meme sono tanti, milioni di milioni… Se sei un appassionato di social e di creator economy, ti sarai chiesto – almeno una volta – come scegliere il meme giusto e dove inserirlo esattamente. Ecco qualche consiglio utile.
Cosa sono i meme
Il termine “meme” non nasce su internet: ha radici più lontane. Infatti è stato coniato nel 1976 dal biologo evoluzionista Richard Dawkins nel libro Il gene egoista, dove lo usò per descrivere un’unità culturale capace di replicarsi e diffondersi, in modo analogo a come i geni si trasmettono biologicamente. Il termine è un’abbreviazione di mimeme, dal greco antico mīmēma, che significa “cosa imitata”.
Dawkins lo accorciò per renderlo assonante con “gene”. Nel mondo digitale, il concetto si è poi evoluto: i meme di internet non mutano per caso come quelli di Dawkins, ma vengono modificati deliberatamente dalla creatività umana. Sono unità di informazione culturale, sotto forma di immagini, video, GIF e/o audio, che si adattano a nuovi contesti, mantengono un format riconoscibile e si propagano a velocità virale. Una sorta di evoluzione guidata, in cui sopravvivono solo i contenuti che sopravvivono ai gusti del pubblico.

Dalle e-mail ai social: la storia dei meme su internet
I primi meme digitali circolavano già a metà degli anni ’90, diffusi via e-mail, forum e messaggistica. I primi del genere – come Dancing Baby o Hampster Dance – erano semplici GIF animate che facevano il giro della rete senza algoritmi né hashtag. Erano “lenti” rispetto agli standard attuali, ma già potenti come meccanismo di condivisione culturale. Con l’esplosione dei social network, i meme hanno trovato l’ecosistema perfetto per diffondersi.
Oggi, secondo i dati più recenti, vengono creati almeno 5 milioni di meme ogni giorno nel mondo e i meme rappresentano all’incirca il 15% di tutte le condivisioni quotidiane sui social, soprattutto tra Gen Z e Millennial. Il motivo del loro successo è neuroscientifico, oltre che culturale. Un buon meme sfrutta la semplificazione potente di un concetto, attiva il senso di gratificazione del cervello e genera quella micro-soddisfazione che spinge a condividerlo. Il meme funziona perché è facile, piacevole e immediatamente comprensibile.
I 10 meme più popolari della storia
Ecco la classifica di alcuni dei meme più popolari in assoluto:
Distracted Boyfriend (2017)
Avrai sicuramente visto, almeno una volta, un riadattamento della foto stock del fotografo spagnolo Antonio Guillem (un uomo che guarda un’altra donna, ignorando la fidanzata), “esplosa” globalmente nel 2017. La sua forza? Rappresenta qualsiasi dinamica di “preferenza tradita” e si adatta a tutto: politica, tecnologia, vita quotidiana. È ancora usatissima nel 2026 per commentare trend e scelte di vita.
Drake Approves / Drakeposting (2016)
Dal video di Hotline Bling, due frame di Drake – uno di disapprovazione, uno di approvazione – creano il template binario per eccellenza. Semplice, immediato, infinitamente adattabile. Ancora oggi è uno dei formati preferiti per il confronto tra due opzioni su ogni piattaforma.
Woman Yelling at a Cat (2019)
Un frame di The Real Housewives of Beverly Hills con Taylor Armstrong in lacrime, abbinato alla foto del gatto Smudge seduto a tavola con aria indifferente. Nasce su Twitter e diventa il meme del conflitto e dell’incomprensione per eccellenza. Ancora attualissimo, perché incarna qualsiasi scontro tra aspettative e realtà.
Doge (2013)
Il celebre Shiba Inu con didascalie in Comic Sans ha dato vita a uno dei meme più longevi di sempre e persino ad una criptovaluta (Dogecoin). La sua estetica “broken English” e il tono bizzarro hanno anticipato l’umorismo surreale che domina alcuni feed della Gen Z nel 2026.
Success Kid (2007)
Il bambino con il pugno chiuso pieno di sabbia, fotografato sulla spiaggia nel 2007, è diventato nel tempo il template universale della piccola vittoria personale. Semplice, positivo, universale. È ancora usato da brand e creator per celebrare traguardi in modo ironico e self-awareness.
Disaster Girl (2005)
Una bambina sorride enigmaticamente mentre una casa brucia sullo sfondo. La foto è reale ed è diventata il meme del caos controllato con stile. Nel 2026 il template è ancora attuale come shorthand visivo, per chiunque sembri troppo a proprio agio in una situazione disastrosa.
Come usare i meme su Facebook e Instagram
Se vuoi usare i meme sui social, puoi puntare ad esempio sui gruppi Facebook, in particolare quelli dove l’ironia è benvenuta. I meme, infatti, funzionano meglio in ambienti dove esiste già un senso di community e identità condivisa. Nelle pagine Facebook, invece, usa i meme per stimolare i commenti. Domande come “Con quale meme descrivi il tuo lunedì?” generano UGC e aumentano la reach organica.
Passiamo ad Instagram. La piattaforma è visivamente esigente: i meme devono essere esteticamente curati più che su altri canali. Se il tuo profilo è visivamente coerente, i meme devono adattarsi all’estetica complessiva. Non postare meme di bassa qualità grafica solo perché sono virali. Su Instagram, inoltre, le community sono molto verticali. Meme di settore (marketing, fitness, food, tech) ottengono più engagement di quelli generici.

X (Twitter), LinkedIn e TikTok
X è la piattaforma dove la meme culture si è affermata, nel senso più ampio e virale del termine. La velocità è tutto: su X, un meme che arriva in ritardo di 48 ore è già morto. Sfrutta gli eventi in tempo reale: breaking news, trasmissioni tv, eventi sportivi e musicali rilevanti, per catturare subito l’attenzione nella conversazione. I migliori meme su X hanno pochissimo testo. La battuta deve essere immediata: se devi “spiegare” il meme, probabilmente non funzionerà. Infine, evita l’hashtag stuffing, pratica ormai obsoleta scoraggiata dallo stesso Elon Musk.
Passiamo a LinkedIn: sì al corporate humor, ma senza esagerare. Il meme ideale, su questa piattaforma, deve essere workplace-safe, ma non per questo noioso. I format più efficaci sono quelli che ridono delle dinamiche lavorative universali: riunioni infinite, deadline impossibili, ecc. Sì anche ai meme educativi. Combinare un insight di settore con il format visivo di un meme (ad esempio Drake per spiegare una scelta strategica) genera engagement e posizionamento come thought leader. Su TikTok, infine, punta sull’audio trending come punto di partenza. Qui il meme è anche un audio virale adattato a nuovi contesti. Monitora i suoni in ascesa nella sezione For You e usali prima che raggiungano il picco assoluto.
